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Conversazione basica: lunedí 18.15-19.45 (scuola Barrufet)

 Per lunedì 14 novembre

 Qui sotto potete leggere: "La terra trema, ecco il mio progetto" di Renzo Piano, prestigioso architetto e senatore a vita italiano.

Renzo Piano: «La terra trema, ecco il mio progetto»
Dobbiamo difenderci dal terremoto: ecco il mio progetto generazionale. C’è un intruso da allontanare una volta per tutte, una parola insidiosa che ricompare ogni volta che in Italia si verifica un terremoto. Parlo del fantasma sempre evocato della fatalità. Di fatale c’è solo che i terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Purtroppo. La terra trema. E la natura non è né buona né cattiva. È semplicemente, e brutalmente, indifferente alle nostre sofferenze. Non se ne cura. Ma noi abbiamo una grande forza, una forza che la stessa natura ci ha dato in dono: l’intelligenza.
Parlare di fatalità è fare un torto all’intelletto umano. La storia insegna: ci siamo sempre difesi, con porti, dighe, argini, case e con la medicina. Tocca a noi, al senso di responsabilità, investire la giusta energia nella messa in sicurezza delle nostre case. Che poi siamo noi stessi, perché se cerchi l’uomo trovi sempre una casa. La casa è il luogo della fiducia, il rifugio dalle paure e dalle insicurezze. Molto di più che un semplice riparo dal freddo e dalla pioggia.
Non possiamo più allargare le braccia invocando l’ineluttabilità del destino. Questo comportamento è un insulto alla natura stessa: quella dell’uomo. Che, per l’appunto, è homo sapiens.
“Abbiamo il dovere di rendere meno fragile la bellezza dell’Italia ingentilita e antropizzata dai nostri antenati”
Come disse Sandro Pertini, dopo il terremoto in Irpinia: il miglior modo di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi. Aveva ragione, quindi difendiamoci. Non possiamo tollerare che crollino interi paesi e centinaia di persone restino sepolte sotto le macerie. Il terremoto è un mostro, ma possediamo le tecniche e le conoscenze per proteggerci. Deve entrare in modo permanente nelle nostre coscienze ancora prima che nelle leggi, parlo del dovere di rendere antisismici gli edifici in cui viviamo, così come
è obbligatorio per un’automobile avere i freni che funzionano. Nessuno si metterebbe in viaggio con una macchina che non frena, invece tantissime famiglie vivono incoscientemente in zone sismiche (lungo tutta la dorsale degli Appennini, la spina dorsale dell’Italia da Nord a Sud) in case insicure. C’è qualcosa che non torna.
Cosa fare? Rendiamo sicuro un patrimonio insicuro che sono le nostre case. Non mi riferisco alla ricostruzione di Amatrice e di Accumuli che si farà e va fatta presto. Credo si debba guardare lontano. Penso a un progetto di lungo respiro, a un piano generazionale che duri cinquant’anni. Bisogna intervenire con sgravi e incentivi nei passaggi generazionali, quando passa in eredità la casa dei nonni e la nuova generazione è più interessata a ristrutturarla. E in quel momento bisogna pensare alla sicurezza dell’edificio.
Per far partire questo grande cantiere si comincia applicando la scienza della diagnosi, che è precisa, oggettiva, per l’appunto scientifica. Come un bravo medico fa la diagnosi prima di prescrivere una cura o consigliare un’operazione, la diagnosi consente anche nelle case d’intervenire solo dove è necessario. Più la diagnosi è puntuale e meno l’intervento è invasivo e costoso, oggi abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Ci sono apparecchiature sofisticatissime e strumentazioni d’avanguardia che produciamo in Italia, e d’altronde esportiamo negli altri continenti. Non siamo un Paese del terzo mondo, anche se spesso facciamo di tutto per sembrarlo. Con un approccio diagnostico si esce dal campo delle opinioni e si entra in quello delle certezze scientifiche. Ci vuole un cambiamento culturale che abbandoni l’oscurantismo dell’opinione, del “secondo me si fa così”, per abbracciare il mondo contemporaneo. Con la termografia possiamo determinare lo stato di salute di un muro senza neppure bucarlo, proprio come un corpo vivente.
L’arte del conoscere e del sapere consente la massima efficacia senza accanirsi sugli abitanti, senza doverli allontanare durante il cantiere. Non si deve sradicare la gente da dove ha vissuto, è un
atto crudele. C’è un legame indissolubile tra le pietre e le persone che le abitano. La casa è una protezione fisica e mentale, è il luogo del silenzio, tutti, proprio tutti, passiamo la vita a tornare a casa.
Per questo parlo di cantieri leggeri che permettano i lavori senza dover mandare via le famiglie. Certo i tempi del cantiere leggero sono più lunghi, questa è un’operazione sottile che implica pazienza, determinazione e continuità.
Non solo la popolazione deve restare negli edifici ma bisogna farla partecipare attivamente alle operazioni. Penso alla figura dell’architetto condotto, una sorta di medico che si preoccupa di curare non le persone malate ma gli edifici malandati e a rischio di crollo in caso di sisma. Essere architetto condotto insegna una cosa importantissima: l’arte di ascoltare e di trovare la soluzione. Per questo occorrono diagnostica e microchirugia e non la ruspa o il piccone. L’idea è quello di ricucire senza demolire, la leggerezza come dimensione tecnica e nel contempo umana.
Trent’anni fa a Otranto con Gianfranco Dioguardi abbiamo già lavorato a qualcosa di molto simile: il Laboratorio di quartiere, un progetto patrocinato dall’Unesco per rammendare il centro storico. Oggi la tecnica permette diagnosi molto più precise, ma la filosofia resta sempre la stessa: la casa è dove si trova il cuore, scriveva già duemila anni fa Plinio il Vecchio.
Dovete credermi. Quello che voglio fare per rendere più sicure le case degli italiani non è teoria, mi hanno nominato senatore a vita perché sono un architetto, un costruttore di città. Sono pratico. Con il mio gruppo di lavoro al Senato, G124 che già si occupa delle periferie, proponiamo di fare dieci prototipi che coprano tutte le tipologie costruttive, vecchie e recenti, dieci abitazioni che abbiano la funzione di modello per i futuri interventi. Case in pietra, in laterizio e in calcestruzzo, costruite prima o dopo la guerra. Si può fare, credetemi, e bisogna farlo.
Il nostro è un Paese bellissimo ma fragile. La nostra bellezza è un valore profondo al quale troppi di noi si sono assuefatti e non la colgono più. In Italia la bellezza è così straordinariamente diffusa che è diventata assuefazione, la gente la vive con distrazione,
senza accorgersene.
Ma il mondo ci guarda come eredi scriteriati e ha ragione perché la fenomenale bellezza dell’Italia storica non appartiene solo a noi, è un patrimonio dell’umanità. Siamo eredi indegni perché non lo proteggiamo a dovere. Serve una svolta culturale, abbiamo il dovere di rendere meno fragile la bellezza dell’Italia ingentilita e antropizzata dai nostri antenati. Un bene comune la cui responsabilità è collettiva.
Renzo Piano

Qui sotto l'intervista all'architetto nella trasmissione Che tempo che fa:
 Intervista a Renzo Piano

Per la prossima conversazione, esattamente per lunedì 7 novembre dovrete leggere il testo 'Breve storia della lingua italiana' che vi ho dato a lezione.

BREVE STORIA DELLA LINGUA ITALIANA
Introduzione.
Nei film del Neorealismo, spesso gli attori non parlano in italiano standard, ma parlano in dialetto.
Cosa sono i dialetti? Come sono nati?

1. Dal latino al latino volgare.

Il tempo passa e le lingue si evolvono e cambiano. E’ un fenomeno naturale. E' successo anche per il latino.
Nell’Antica Roma, il latino è la lingua ufficiale e gli scrittori lo usano per scrivere le grandi opere letterarie. Però il latino non è l’unica lingua dei Romani: la popolazione è divisa in due classi sociali e parlano lingue diverse.
Alcune persone sono abbastanza ricche da andare a scuola. A scuola imparano le regole grammaticali. Quindi, queste persone sanno parlare il latino secondo le regole della grammatica.Invece le persone del popolo imparano il latino sentendo parlare altre persone del popolo. Non vanno a scuola, quindi non conoscono la grammatica e parlano in modo spontaneo.Ad ogni generazione, la lingua viene manipolata e cambiata. Il risultato è che si sviluppano due lingue: il latino standard e il latino volgare, ovvero del “vulgus”, del popolo.

RIEPILOGHIAMO!
Rispondi alle domande utilizzando le informazioni fornite nel paragrafo:
1.a) Nell'Antica Roma, chi conosce il latino corretto? Perché?
1.b) Perché il latino delle persone del popolo è diverso dal latino dei nobili?
1.c) Come si chiama il latino del popolo? Perché?

2. Dal latino volgare ai volgari italiani.
Nel 476, l’Impero Romano d’Occidente cade. Il latino non è più la lingua ufficiale e viene usato solo per la burocrazia. Con il passare del tempo nessuno lo parla più: diventa una "lingua morta". Intanto, il latino volgare rimane vivo perché’ il popolo continua a usarlo e a modificarlo. Non è una lingua regolata da una grammatica scritta, quindi ogni popolazione lo parla e lo modifica a modo suo. Il risultato è che in Italia si sviluppano tanti volgari diversi.
Tutti questi volgari derivano dal latino, ma hanno delle caratteristiche
proprie: ogni volgare è una specie di lingua a sé. Così, durante il Medioevo, non esistono più il latino standard o il latino volgare: esistono i volgari italiani.
Possiamo trovare un esempio famoso nelle poesie della “Scuola Siciliana” (durante la corte di Federico II, 1230 - 1250). Queste poesie sono scritte in una lingua che assomiglia al latino e assomiglia all’italiano, ma ha caratteristiche proprie: è il volgare siciliano.

RIEPILOGHIAMO!
Rispondi alle domande utilizzando le informazioni fornite nel paragrafo:
2.a) Perché il latino standard diventa una "lingua morta"?
2.b) Perché in Italia si sviluppano tanti volgari diversi? Cosa sono i "volgari italiani"?
2.c) Nella letteratura, qual è un esempio famoso di volgare?

3. Dai volgari italiani al volgare fiorentino.
Nei secoli XIII e XIV, nelle corti italiane ci sono molti artisti eccellenti. I
toscani si fanno particolarmente notare. Fra di loro, ci sono: Dante
Alighieri (1265 - 1321), Francesco Petrarca (1304 - 1374) e Giovanni
Boccaccio (1313 - 1375).
Questi tre scrittori e poeti scrivono delle opere fondamentali per la
letteratura: Dante scrive “La Divina Commedia”, Petrarca “Il canzoniere”,
Boccacio il “Decameron”. Queste opere diventano popolarissime e dei
modelli per tutti gli scrittori.
Nel XVI secolo, la situazione in Italia è caotica: i volgari italiani sono tanti e diversi. E' difficile comunicare. Un gruppo di intellettuali italiani lancia una sfida: scegliere una sola lingua per comunicare in tutta Italia. Il dibattito che si sviluppa è conosciuto come "Prima questione della lingua".
Uno di questi intellettuali, Pietro Bembo, propone come modello il volgare fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio (detti "Le tre corone"). La proposta di Bembo viene accettata: tutti riconoscono che il volgare fiorentino delle Tre Corone è il livello più alto e sublime raggiunto da un volgare.
Il volgare fiorentino diventa il modello da seguire nella letteratura e nell'italiano insegnato a scuola. Attenzione al paradosso, però. Il volgare fiorentino scelto da Bembo è diverso da quello parlato nelle strade di Firenze quando gli intellettuali fanno la loro discussione. Dal 1300, il popolo ha
continuato a parlarlo e modificarlo, quindi il fiorentino del 1500 è diverso da quello del 1300.
RIEPILOGHIAMO!
Rispondi alle domande utilizzando le informazioni fornite nel paragrafo:
3.a) Chi sono "Le Tre Corone"?
3.b) Perché durante la "prima questione della lingua" vince il volgare fiorentino?
3.c) Il volgare fiorentino delle Tre Corone è diverso da quello del popolo? Perché?

4. Dal volgare fiorentino all’italiano di Manzoni.
A partire dal XVI secolo il volgare fiorentino viene considerato la lingua “corretta”, ma non è  l’unica lingua. Come per il latino, solo le persone educate a scuola parlano il volgare fiorentino, mentre il popolo continua a parlare e modificare i propri volgari italiani. I volgari italiani possono ora essere chiamati dialetti perché’ c’è una “lingua ufficiale” e loro non sono lingue ufficiali. Quindi,in questi secoli c’è una lingua della letteratura (il volgare fiorentino) e ci sono tutti i dialetti.
Nel XIX secolo, il Risorgimento esplode in Italia. Il Risorgimento è un movimento che lotta per l’indipendenza degli stati della penisola e per la
loro unificazione in una sola nazione.
Nel 1840, Alessandro Manzoni, uno scrittore italiano, pubblica la sua opera più importante: “I promessi sposi”. Questo libro è scritto in una lingua nuova: è il volgare fiorentino reso attuale e arricchito da espressioni contemporanee degli altri volgari. L’Italia viene unificata nel 1861. Gli intellettuali discutono di quale dovrà essere la lingua del paese unificato (“Seconda questione della lingua”) e scelgono la lingua di Manzoni come modello. Questa lingua è la base dell'italiano moderno.


RIEPILOGHIAMO!
Rispondi alle domande utilizzando le informazioni fornite nel paragrafo:
4.a) Qual e’ la situazione linguistica in Italia nel XVI secolo?
4.b) Cos’e’ il Risorgimento?
4.c) Cosa succede nella “Seconda questione della lingua”?

5. Dall’italiano letterario di Manzoni all’italiano degli aliani.

Il primo bisogno d'Italia è che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani.
Massimo D’Azeglio


Dalla frase dell’importante uomo politico Massimo D’Azeglio nasce un detto: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”.
Dopo l’Unità d’Italia (1861) l’italiano usato da Manzoni diventa il modello da seguire. Però, ancora una volta, quella lingua viene studiata e usata solo dalle persone ricche. Il popolo continua a parlare i dialetti. Poi, durante il XX secolo, succedono tre cose importanti per la storia dell’italiano e dell’Italia.
La prima è che ora l’Italia ha un solo governo centrale e questo governo decide di migliorare il livello d’istruzione. La scuola elementare diventa obbligatoria. Non sempre la regola viene rispettata, ma il livello d’istruzione si alza.
La seconda è che ci sono le due Guerre Mondiali. Nelle trincee di guerra ci sono soldati da tutte le parti d’Italia. Per la prima volta gli italiani si mischiano. Per comunicare usano l’italiano, anche se mischiato ai dialetti.
Il terzo fattore è che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la televisione si
diffonde in Italia. Tutti gli italiani guardano gli stessi programmi e
sentono la stessa lingua.
Questi tre fattori aiutano il diffondersi della lingua italiana e, con essa,
dell’identità italiana.
Negli anni Sessanta gli intellettuali iniziano un altro dibattito (“Terza
questione della lingua”). La domanda è: è giusto che la lingua ufficiale italiana sia l’italiano della letteratura (di Manzoni, di Bembo, di Dante, eccetera) e non la lingua del popolo (i dialetti)?
La questione rimane aperta. L’italiano standard di oggi è una lingua basata sulla letteratura. Le sue regole sono le regole dell’italiano letterario. Il modo in cui le persone parlano è diverso da come scrivono per due motivi: perché’ la lingua cambia nel tempo e perché’ mischiano la lingua e il dialetto.
Ecco perché’ spesso l’italiano si scrive in un modo, ma si parla in un altro.

RIEPILOGHIAMO!
Rispondi alle domande utilizzando le informazioni fornite nel paragrafo:
5.a) Perché’ D’Azeglio dice quella frase?
5.b) Quali sono gli avvenimenti del XX secolo che sono importanti per l’italiano?
5.c) ) Cos’è la “terza questione della lingua”?
5.d) Perché’ l’italiano scritto e l’italiano parlato sono diversi?
Qui di seguito vi lascio un altro link, dove poter leggere dello stesso tema:
Buona Lettura!! 

Per chi ha tempo, vi consiglio di vedere questo bellissimo documentario sui dialetti italiani fatto nel 1969:
l'Italia dei dialetti

TERZA CONVERSAZIONE


Qui, in spagnolo, intervista presa dal giornale La Vanguardia

SECONDA CONVERSAZIONE

IL TELEFONINO, STRUMENTO DI COMUNICAZIONE O DI SCHIAVITÙ?

Magari vi potrà sembrare un titolo troppo forte, forse lo troverete eccessivamente rigido. Questo titolo non può essere soltanto bianco o nero. Probabilmente mancano tutte le altre sfumature di grigio. Sicuramente ci sono un’infinità di tonalità intermedie che si potrebbero aggiungere; ma credo che così facendo cesserebbe di essere un titolo per diventare un intero paragrafo.
Una volta fatta questa breve introduzione, comincerò ad esporre il mio punto di vista riguardo a tale marchingegno, ormai diventato un elemento quotidiano e il cui uso sembra essere indispensabile per sopravvivere nella società dei consumi.
Sono pienamente cosciente del fatto che, come nella religione troviamo credenti, atei e agnostici, telefonicamente parlando ci troviamo di fronta a: i telefonino-dipendenti, i telefonisti, i refrattari (ogni volta meno numerosi ) ed i menefreghisti. Io mi annovero tra gli ultimi. Io ho un telefonino, lo porto con me, ma non sempre. Come chi porta sempre in tasca una caramella caso mai lo colga un improvviso attacco di tosse.
È da molti anni che ce l'ho. È un vecchio modello di telefono, piccolo e fatto solo per mandare e ricevere chiamate e qualche SMS. Adesso, però, ne ho anche uno più moderno. I miei figli non lo possono accettare. «Papà! non si può andare in giro per il mondo con un telefonino preistorico!» Ed io gli rispondo:”non me ne frega niente»
Qui di seguito spiegherò alcuni degli svantaggi che credo siano la causa del mio menefreghismo telefonico.
- Spesso, quando io ne ho veramente bisogno, come ultima risorsa...o non c'è campo o la batteria è scarica.
- Molto utile..., però è obbligatorio spegnerlo al cinema, a teatro, nelle sale da concerto, nelle sale riunioni, nelle sale operatorie..., e per un fatto di educazione: nelle sala d’attesa, a lezione d'italiano, alle riunioni dei vicini, alle cene con gli amici, alle riunioni di lavoro e così via dicendo. Per quale motivo voglio il telefonino se resta spento?
- E nel lavoro ? Ah! Questo è un altro paio di maniche. È indispensabile portarlo addosso? Quante ore di lavoro si perdono per colpa del telefonino? Un argomento delicato. Forse è meglio stendere un velo pietoso e andare oltre.
- Io ho un parente stretto, che è telefonino dipendente. Orribile! La prima cosa che fa al risveglio..accenderlo.. Guardare WhatsApp, i messaggi, le e-mail, le chiamate perse, la batteria, le notizie, il traffico e mille altre cose.
Stare vicino a lui mi fa innervosire. Passa tutto il tempo guardando di sottecchi il marchingegno.
-E per finire la storia, una piccola pennellata per WhatsApp. Grande invenzione! Il miglior modo di parlare con qualcuno, senza vederne la reazione. Fantastico, eccellente. Mandare e ricevere informazioni come e quando a te meglio conviene. Disporre del tempo, a tuo agio, per rispondere o per mandare informazioni.
E i gruppi ? Ancor più meravigliosi! Si formano ruotando attorno a un argomento e dopo si parla di tutto eccetto che del tema. Io sto in tre gruppi; l’ultimo fine settimana, dopo aver lasciato il telefonino a casa, al ritorno , come nella pubblicità del caffè...” e quando arrivo a casa...” flash! 60 WhatsApp. Oé, oé, oé.
La parte positiva è di sicuro per i traumatologi, loro ci vanno a nozze. D’ora in poi, lavoro sicuro, si arricchiranno facendo operazioni del tunnel carpale.
-Quanto tempo mi porta via il telefonino ?
-Si può vivere senza telefonino?
- E quando me lo rubano? Cosa fare ?
- «Telefonista», non grazie. Preferisco stare ancora nel gruppo «menefreghisti».
LLUÍS



EL MÓVIL,
¿ INSTRUMENTO DE INFORMACIÓN O DE ESCLAVITUD ?
¿Quizás os parecerá un título demasiado contundente ?¿Quizás rígido en excso ? Este título no puede ser sólo, o blanco o negro. Probablemente esté falto de grises. Seguro que hay infinidad de tonalidades intermedias que se podrian añadir ; pero entonces creo que dejaria de ser título y se convertiria en párrafo..
Una vez hecha esa breve introducción, pasaré a exponer mi punto de vista respecto a tal ingenio, que según parece, se está convirtiendo en un elemento cotidiano de uso indispensable para sobrevivir en una sociedad de consumo.
Soy plenamente consciente, que al igual que sucede en la religión, podemos encontrar creyentes, ateos y agnósticos ; telefonicamente hablando encontramos : móvil dependientes, movilistas, refractarios (cada vez menos numerosos ) y “pasotas “. Yo me considero de los últimos. Tengo móvil, lo llevo encima, pero no siempre. Como quien lleva un caramelo en el bolsillo, por si le da un ataque de tos.
Hace años que tengo móvil. Antiguo, pequeño, y sólo para mandaar y recibir llamadas y algún SMS. Ahora tengo uno más moderno. Mis hijos no lo podian admitir. Papá !, no se puede ir por el mundo con un móvil prehistórico ! Yo : “ me da igual “.
Seguidamente, passo a relacionar algunas de las desventajas, que creo són la causa de mi actitud como “ pasota” (“ que más me da “ “ me da igual “)
-A menudo quando lo he necesitado, como último recurso. O no tenia cobeertura, o no tenia bateria.
- Muy útil, pero és obligado apagarlo en el cine, en el teatro, en la sala de conciertos, en las salas de reunión, en las salas quirúrgicas...y por educación..., en la sala de espera del Dr, en la classe de Italiano, en la reunión de vecinos, en las cenas con los amigos, en las reuniones de trabajo,...y así hasta el infinito. ¿ Para que quiero el móvil, si está apagado ?.
- ¿ Y en el trabajo ? Ah ! esto és harina de otro costal. ¿ És indispensable llevarlo encima? ¿ Cuantas horas de trabajo se han perdido, por culpa del móvil ? Tema comprometido y abrupto. Quizás és mejor correr un tupido velo, y pasar de puntillas.
-Tengo un familiar próximo, que és móvil dependiente. ! Horroroso ! Lo primero que hace al despertar..., coger el móvil. Mirar el WhatsApp, los mensajes, el correo, las llamadas perdidas, la bateria, las noticias, el tráfico y ciento mil cosas más.
Estar a su lado me pone nervioso. Todo el rato mirando de reojo el ingenio.
-Y para terminar la história, una pequeña pincelada para el WhatsApp. ! Gran invento !
La mejor manera de hablar con alguien, sin ver la reacción del interlocutor.
! Fantástico !, ! sensacional.!. Mandar y recibir información como y cuando te plazca. Disponer del tiempo, a tu aire ,para responder o mandar la información.
¿ Y los grupos ? ! Aún más maravilloso ! Se forman para un tema en concreto, y después se habla de todo, menos del tema. Yo estoy en tres grupos, el último fin de semana, después de dejar el móvil en casa ; a la vuelta, como el anuncio del café...” e quando arrivo a casa...” ! flas ! 60 WhatsApp. Oé, oé, oé.
La parte positiva, és para los traumatólogos. Se están frotando las manos. De aquí en adelante, trabajo seguro, se incharan haciendo túneles carpianos.
  • ¿ Cuanto tiempo me roba el móvil ?
  • ¿ Se puede ir sin móvil ?
  • ¿ Y cuando te roban el móvil ? ¿Qué haces ?
  • .... Movilista, no grácias. Todavia prefiero ser del grupo “ pasota “ ( “ me da igual” o “ que más me da “)
Lluís Coca Fabrega

PRIMA CONVERSAIZONE:
Cosa importa davvero alla fine della vita?
Alla fine della nostra vita, cosa desideriamo di più? Molti desiderano conforto, rispetto, amore. BJ Miller, dottore in una casa di cura, pensa intensamente a come creare una fine della vita dignitosa e piena di grazia per i suoi pazienti. Prendetevi il tempo per ascoltare questo commovente intervento, che pone grandi interrogativi riguardo a ciò che pensiamo della morte e a come onorare la vita.
(sottotitoli in italiano)
(sottotitoli in spagnolo)

Testo integrale della conferenza:
Abbiamo tutti bisogno di una ragione per svegliarci. Per me, ci sono voluti solo 11.000 volt. So che siete troppo educati per chiederlo, quindi ve lo dirò io. Una notte, secondo anno del college, appena tornato dalle feste per il Ringraziamento io ed alcuni amici gironzolavamo senza meta e decidemmo di arrampicarci su un treno per pendolari in sosta. Eravamo seduti là, con i cavi sopra la testa. Per qualche motivo, all'epoca ci sembrava una gran bella idea. Avevamo sicuramente fatto cose più stupide. Mi arrampicai velocemente sulla scaletta posteriore e quando mi alzai in piedi, la corrente elettrica entrò nel mio braccio, mi scosse con violenza fino ai piedi, e fu tutto. Ci credereste che quell'orologio funziona ancora? Ha preso una bella botta! Mio padre ora lo indossa per solidarietà. Quella notte ebbe inizio il mio rapporto con la morte, la mia morte, e iniziò anche il mio percorso
da paziente. È una bella parola. Significa uno che soffre. Quindi siamo tutti pazienti. Il sistema sanitario americano ha la sua buona dose di inefficienze che accompagnano la sua eccellenza, senza dubbio. Ora io sono un medico, mi occupo di medicina palliativa, ho testato il servizio da entrambe le parti. E credetemi: quasi tutti quelli che entrano nel servizio sanitario hanno buone intenzioni, davvero. Ma noi che ci lavoriamo rappresentiamo, nostro malgrado, un sistema che troppo spesso
non fornisce servizi. Perché? Beh, la risposta è abbastanza semplice e spiega molte cose. Il sistema sanitario è stato concepito per le malattie, non per le persone. Il che, ovviamente, significa
che fu mal concepito. E mai gli effetti di questo sistema sono così strazianti o la necessità di riprogettazione così impellente come alla fine della vita, quando tutte le esperienze si riassumono e si condensano. Non esistono seconde opportunità. Il mio scopo oggi è quello di creare un dialogo tra le discipline e introdurre in questo dialogo il design thinking. Ovvero, portare buoni propositi
e creatività all'esperienza del morire. Abbiamo un'opportunità enorme, ci troviamo di fronte a una
delle poche questioni universali che ci toccano come individui e come membri di una società civile: ripensare e riprogettare il modo in cui moriamo. Quindi cominciamo dalla fine.
Per molte persone, la cosa più spaventosa della morte non è il fatto di morire, ma morire soffrendo. È una distinzione fondamentale. Per andare più a fondo, potrebbe essere utile distinguere la sofferenza inevitabile, da quella che invece possiamo cambiare. La prima è una condizione naturale
ed essenziale della vita, parte del gioco. Così siamo portati a essere flessibili, ad adattarci, a crescere. È un bene rendersi conto che esistono forze più grandi di noi. Portano equilibrio, come una riorganizzazione cosmica. Dopo aver perso gli arti, per esempio, quella perdita è diventata un fatto immutabile, inevitabilmente parte della mia vita, ho capito che non potevo rifiutarlo perché sarebbe stato rifiutare me stesso. Ci ho messo del tempo, ma alla fine ho capito. Un'altra grande qualità della sofferenza necessaria è che proprio grazie a essa la persona che accudisce e quella
che riceve la cura si avvicinano come esseri umani. È in questo che avviene la guarigione. Sì, la compassione, letteralmente, come abbiamo imparato ieri, il soffrire insieme. Per quanto riguarda il sistema invece, gran parte della sofferenza non è necessaria, è indotta. Non serve a niente. Ma la buona notizia è che, poiché questa sofferenza non è necessaria, possiamo cambiarla. Il modo in cui moriamo è qualcosa su cui possiamo intervenire. Sensibilizzare il sistema su questa
distinzione fondamentale tra sofferenza gratuita e sofferenza necessaria è il primo dei tre spunti
per questa giornata. Dopotutto il nostro ruolo di medici, di persone che si prendono cura, è quello di alleviare la sofferenza, non di aggiungerne altra. Questo è vero per le cure palliative, di cui sono sostenitore e che prescrivo come medico. Tra parentesi: la cura palliativa, campo molto importante ma poco compreso, non si limita a curare chi è in fin di vita. Non si limita agli ospizi. Si occupa di donare conforto e qualità della vita a qualsiasi stadio. Quindi, sappiate che non bisogna essere sul punto di morte per fruire della cura palliativa.
Ora, lasciate che vi presenti Frank. È importante. Frequento Frank da anni ormai. Convive da anni con uno stadio avanzato di cancro alla prostata e l'HIV. Cerchiamo di alleviare il suo dolore. Ma passiamo la maggior parte del tempo a parlare della sua vita. In realtà, delle nostre vite. È così che Frank affronta il dolore. È così che convive con le perdite che arrivano. Così riesce ad accogliere ciò che viene dopo. La perdita è una cosa, ma il rimpianto è tutto un altro discorso. Frank è sempre stato un avventuriero. Sembra uno appena uscito da un dipinto di Norman Rockwell. Non un grande fan del rimpianto. Non fu una sorpresa quando si presentò in clinica, dicendo di voler fare rafting nel fiume Colorado. Era una buona idea? Con tutti i rischi che avrebbe comportato per la sua salute, qualcuno direbbe di no. Molti lo dissero, ma lui lo fece comunque quando ancora poteva. Fu un viaggio glorioso, meraviglioso: acqua gelida, caldo torrido e asciutto, scorpioni, serpenti, la vita selvaggia che prorompe dalle pareti ardenti del Grand Canyon. La gloriosa porzione di mondo che non si piega al nostro controllo. La scelta di Frank, forse esagerata, è il tipo di scelta che molti di noi farebbero, se soltanto avessimo il supporto per capire cosa è meglio per noi. Molto di ciò di cui stiamo parlando oggi riguarda il cambio di prospettiva. Dopo il mio incidente, quando tornai al college,cambiai corso di laurea e scelsi storia dell'arte. Studiare arte visiva mi avrebbe insegnato qualcosa sul come osservare. Una lezione molto importante per un ragazzo che non poteva cambiare gran parte di quello che vedeva. Prospettiva, quella specie di alchimia con la quale noi umani ci intratteniamo, tramutando l'angoscia in un fiore. Piccola parentesi: ora lavoro in un posto fantastico a San Francisco, lo Zen Hospice Project, e abbiamo un piccolo rituale che ci aiuta con questo cambio di prospettiva. Quando uno dei nostri pazienti muore, gli uomini dell'obitorio ci raggiungono, trasportiamo il corpo fuori in giardino verso il cancello, e ci fermiamo. Chiunque lo desideri, gli altri pazienti, la famiglia, gli infermieri, i volontari anche l'autista del carro funebre, condivide una storia o una canzone o il silenzio, mentre ricopriamo il corpo di petali di fiori. Ci vogliono pochi minuti. Un saluto semplice e amorevole per affrontare il dolore con affetto invece che con repulsione. Contrapponete a questo l'esperienza in un contesto ospedaliero, un po' come qui: luci potenti, tubi, il bip delle macchine, luci intermittenti che non si arrestano neanche quando l'ha fatto la vita. Entrano gli inservienti, il corpo viene spedito via. È come se quella persona non fosse mai esistita davvero. Tutto in nome della sterilità, certamente. Ma gli ospedali tendono ad assalire i nostri sensi, e ciò che possiamo sperare di ricevere tra quelle pareti è torpore anestetico, letteralmente il contrario di estetico. Riverisco gli ospedali per come agiscono; sono vivo grazie a loro. Ma pretendiamo troppo dai nostri ospedali. Sono posti predisposti per traumi violenti e malattie curabili. Non sono posti in cui vivere e morire,non sono stati concepiti per questo. Attenzione, non sto rinunciando all'idea che le nostre istituzioni possano diventare più umane. La bellezza può essere trovata ovunque. Ho trascorso qualche mese in un Centro Ustionati al St. Barnabas Hospital, a Livingston, New Jersey, dove ho ricevuto delle cure eccellenti, anche cure palliative per il dolore. Una notte, iniziò a nevicare. Ricordo le infermiere lamentarsi per i disagi del traffico con la neve. Non c'erano finestre nella mia stanza. Ma era meraviglioso anche solo immaginarla venire giù, appiccicarsi. Il giorno dopo un'infermiera entrò di soppiatto con una palla di neve. L'aveva portata nel reparto. Non ho parole per esprimere l'estasi che provai nel stringerla nella mano e la sensazione di freschezza sulla mia pelle ustionata. Il miracolo di tutto questo, il mio rapimento nel vederla sciogliersi e trasformarsi in acqua. In quell'istante, il solo fatto di essere parte di questo pianeta, in questo universo, aveva più importanza del vivere o morire. Quella piccola palla di neve mi diede l'ispirazione che mi serviva per provare a vivere o per accettare di non riuscirci. In un ospedale, è un momento prezioso. Nel mio lavoro, nel corso degli anni, ho conosciuto molte persone pronte ad andarsene, pronte a morire. Non perché avessero trovato la pace interiore o la trascendenza, ma perché provavano repulsione per ciò che la loro vita era diventata, in una parola: spezzata, brutta. Moltissimi di noi convivono già con malattie croniche o terminali, fino a età avanzata. E non siamo minimamente preparati a questo invecchiamento della popolazione. Abbiamo bisogno di un'infrastruttura abbastanza dinamica da sostenere questo grande mutamento della popolazione. Ora è il momento di creare qualcosa di nuovo, di vitale. So che possiamo perché dobbiamo. L'alternativa è inaccettabile. E le parole chiave sono: linea politica, istruzione e preparazione, sistemi, mattoni e cemento. Riceviamo tonnellate di input per designer di tutti i tipi con cui lavorare. Dalle ricerche sappiamo, ad esempio, cos'è davvero importante per le persone che stanno per morire: comodità, sentirsi più leggeri e non essere un peso per coloro che amano, la pace esistenziale, senso di meraviglia e di spiritualità. In quasi 30 anni allo Zen Hospice, abbiamo imparato molto dai nostri ospiti grazie a piccoli dettagli. Le piccole cose non sono così piccole. Prendete Janette. Per lei è sempre più difficile respirare a causa della SLA. Beh... sapete che c'è? Vuole riprendere a fumare, sigarette francesi, se non vi spiace. Non per un'inclinazione all'autodistruzione, ma per sentire i suoi polmoni riempirsi, finché ce li ha ancora. Le priorità cambiano. O Kate, che vuole solo sapere che il suo cane Austin riposa ai piedi del suo letto, il suo muso freddo sulla sua pelle secca, invece che altra chemioterapia che scorra nelle sue vene. L'ha fatto. Quella sensuale, estetica gratificazione in cui per un momento, un solo istante, siamo premiati per il solo fatto di esistere. Buona parte viene dall'amare la nostra vita con i sensi, con il corpo, ciò che ci rende esseri viventi o morenti. Probabilmente la stanza più intensa nella residenza Zen Hospice è la cucina, che è abbastanza strano quando pensi che i nostri residenti possono mangiare davvero poco, se non niente. Ma abbiamo capito che la cucina dà loro un sostegno a vari livelli: l'olfatto, un aeroplano simbolico. Seriamente, con tutte le faccende pesanti che accadono sotto il nostro tetto, uno delle azioni più sperimentate e più riuscite che conosciamo è cuocere biscotti. Finché abbiamo i nostri sensi, anche solo uno, abbiamo almeno la possibilità di accedere a ciò che ci rende umani, connessi. Immaginate il fremito che questa nozione può provocare nei milioni di persone che convivono e muoiono con la demenza. Il piacere sensoriale primario che narra le cose per cui non abbiamo parole, impulsi che ci fanno rimanere nel presente, senza bisogno di passato o futuro. Dunque, se rimuovere la sofferenza non necessaria era il primo spunto, allora riconferire la dignità tramite i sensi, tramite il corpo, il regno estetico, è il secondo spunto. Questo ci porta velocemente al terzo e ultimo punto per oggi. Cioè, dobbiamo elevare il nostro sguardo per fissarlo sul benessere, così che la vita, la salute e l'assistenza possano orientarsi a rendere la vita meravigliosa, invece che solamente meno orribile. Beneficenza. Ecco che si arriva qui alla distinzione tra un modello di cura basato su malattia e uno basato sul paziente, sulla persona e qui è dove la cura diventa creativa, generativa, addirittura giocosa. "Gioco" può sembrare una parola strana qui. Ma è anche una delle nostre più alte forme di adattamento. Considerate ogni bisogno imprescindibile per essere umani. Il bisogno di cibo ha dato vita alla cucina. Il bisogno di un riparo ha dato vita all'architettura. Il bisogno di coprirsi ha dato vita alla moda. E poiché siamo soggetti allo scorrere del tempo, beh, abbiamo inventato la musica. Perciò, poiché la morte è una parte necessaria della vita, cosa potremmo creare con questo? Con "gioco" non intendo certo usare un approccio frivolo alla morte o che si raccomandi un certo modo di morire. Ci sono montagne di dolore che non possono essere spostate e in un modo o nell'altro ci inginocchieremo tutti lì. Piuttosto, suggerisco che venga fatto spazio, spazio fisico e psichico che permetta alla vita di esprimersi così che invece che andarsene, la vecchiaia e la morte possano diventare un processo in crescendo fino alla fine. Non possiamo evitare la morte. So che qualcuno di voi ci sta lavorando. (Risate) Ma nel frattempo, possiamo... Possiamo ridefinirla. Una parte di me è morta tempo fa ed è qualcosa che, bene o male, possiamo affermare tutti. Ho dovuto ridisegnare la mia vita intorno a questo fatto, e posso dirvi che è stata una liberazione realizzare che puoi sempre trovare un guizzo di bellezza o di senso nella vita che ti è rimasta, come la palla di neve, che è durata per un momento perfetto, sciogliendosi nel frattempo. Se amiamo questi momenti intensamente allora forse possiamo imparare a vivere bene non malgrado la morte, ma grazie alla morte.
Lasciamo che sia la morte a condurci, non la mancanza di immaginazione. Grazie.




In questo link troverete un bellissimo cortometraggio di animazione, Coda di Alan Holly, giustamente multipremiato. È una di quelle animazioni che ti fanno pensare e rimangono nella testa per molto tempo. Non solo per la bellezza dei disegni realizzati a mano, per quelle figure minimali, i colori tenui, la fluida costruzione dei passaggi temporali, per la musica ma anche per il candore con cui affronta un tema che abita le fantasie di molti. Cosa succede dopo la morte?
Bhe, ha ragione il nostro dottor Miller, la morte ci offre l'ultima possibilità di avvicinarci alla bellezza: «lasciamo che sia la morte a condurci, non la mancanza di immaginazione»


GLI ANIMALI: 


- Hai un animale domestico?
      Se sí: come si chiama? Quanti anni ha? Cosa fate insieme?
      Se no: hai mai avuto un animale domestico? Se sí: quale? come si chiamava? cosa facevate insieme?

- Ti piacerebbe avere un animale domestico? 
     Se sí: quale e perché?
     Se no: perché?




 

Benefici e inconvenienti degli animali domestici 

-Leggi questo articolo "come gli animali domestici ci migliorano la vita"

- Qui, invece, le "12 cose che chi non ama gli animali vorrebbe dirvi":

Qui un test: che animale sei? Io...un delfino

LESSICO: 
Badare a un cane/ prendersi cura di un cane (cuidar un perro)
Allevare animali (criar animales)
portare a spasso /a passeggio il cane (sacar a pasear el perro)
il guinzaglio e la museruola (la correa y el bozal) 
il veterinario
il cucciolo (el cachorro) 
il cane abbaia (el perro ladra)
il gatto miagola e fa le fuse (el gato maulla y ronronea)
il gatto graffia (el gato rasguña)






Lunedì, 9 novembre 2015

GRAMMATICA: IL CONGIUNTIVO

L'indicativo è il modo della certezza e della realtà mentre il congiuntivo è il modo dell'incertezza, del dubbio , della probabilità.
L'indicativo si usa per fare affermazioni oggettive, il congiuntivo per fare affermazioni soggettive.
Il congiuntivo si usa soprattutto in frasi subordinate:
Credo che             Franca sia stanca
frase principale      frase subordinata

IMPORTANTE:
-Per poter usare il congiuntivo, il soggetto della frase principale deve essere diverso da quello della subordinata:
Credo che    Gianni abbia la febbre.
(io credo)       (lui ha)

- Quando invece i due soggetti sono uguali, nella subordinata si usa l'infinito, generalmente preceduto dalla preposizione 'di':
Credo        di avere la febbre
(io credo)     (io ho)

- Il congiuntivo ha quattro tempi:
il presente:         Penso che il treno arrivi alle 8
il passato:           Penso che il treno sia arrivato alle 8
l'imperfetto:       Pensavo che il treno arrivasse alle 8
il trapassato:      Pensavo che il treno fosse arrivato alle 8.

IL CONGIUNTIVO PRESENTE
- Le prime tre persone del congiuntivo presente sono sempre uguali e per questo motivo generalmente si specifica il pronome personale soggetto:
Bisogna che io lavori di più
Bisogna che tu lavori di più
Bisogna che lei lavori di più.

-Le prime tre persone del congiuntivo presente sono uguli all'imperativo formale singolare (Lei):
Signora, scriva un'e-mail, per favore! (imperativo)
Penso che Moncia scriva molte e-mail. (congiuntivo)

- La prima persona plurale (noi) del congiuntivo è uguale all'indicativo.
Di solito partiamo alle 6. (indicativo)
Bisogna che oggi partiamo prima. (congiuntivo)

- Una strategia per costruire il congiuntivo presente di molti verbi irregolari è quella di usare la 1ª persona singoolare del presente indicativo cambiando la voclae finale -o in -a.
 presente indicativo                presente congiuntivo
 io vado (andare)                        che io vada
io voglio (volere)                         che io voglia
io posso (potere)                         che io possa
io dico (dire)                               che io dica
io vengo (venire)                         che io venga
io propongo (proporre)                che io proponga
io salgo (salire)                            che io salga
io faccio (fare)                             che io faccia
io rimango (rimanere)                   che io rimanga
io esco (uscire)                            che io esca
io scelgo (scegliere)                     che io scelga
io traduco (tradurre)                     che io traduca
io piaccio (piacere)                       che io piaccia
io muoio (morire)                          che io muoia
io tengo (tenere)                            che io tenga
io spengo (spegnere)                      che io spenga


Come si coniuga il congiuntivo dei verbi regolari:
ARE
cantare
ERE
vedere
IRE
sentire
IRE
finire
che io canti che io veda che io senta che io finisca
che tu canti che tu veda che tu senta che tu finisca
che lui, lei canti che lui, lei veda che lui, lei senta che lui, lei finisca
che noi cantiamo che noi vediamo che noi sentiamo che noi finiamo
che voi cantiate che voi vediate che voi sentiate che voi finiate
che loro cantino che loro vedano che loro sentano che loro finiscano

ESSERE AVERE
che io sia che io abbia
che tu sia che tu abbia
che lui, lei sia che lui, lei abbia
che noi siamo che noi abbiamo
che voi siate che voi abbiate
che loro siano che loro abbiano





Seconda lezione, 19 ottobre 2015

Pronomi Personali
Soggetto
Pronomi diretti
(rispondono alle domande CHI, CHE COSA)
Pronomi indiretti
(rispondono alle domande A CHI, A CHE COSA)
Pronomi riflessivi (quando l'azione si riflette sul soggetto)
io
tu
lei (ella)
lui (él)
Lei (usted)
noi
voi
loro
mi
ti
la
lo
La
ci
vi
le (=las)
li (=los)
mi (a me)
ti (a te)
le (a lei)
gli (a lui)
Le (a Lei)
ci (a noi)
vi (a voi)
gli (a loro)
mi
ti
si
si
si
ci
vi
si


LIVELLO 2....INIZIAMO!! 19 ottobre 2015
Per la prossima lezione, cantare questo brano di Laura Pausini "la solitudine"



Ventitreesima lezione, ventisette aprile 2015


GRAMMATICA: GLI INDEFINITI

AGGETTIVI E PRONOMI INDEFINITI
Singolare
Plurale
ALCUN / ALCUNO / ALCUNA (=ningún/una): è usato solo nella frasi negative o dopo senza con il significato di 'ningún/-una'.
-Non ho alcuna voglia di studiare (=no tengo ninguna gana de estudiar).
-L'ho ascoltato senza alcuna attenzione.
ALCUNI /ALCUNE (=algunos/-as, unos/-as)
alcuni giorni
alcune volte
alcune ore
alcune persone
TUTTO / TUTTA (=todo, toda)
Tutto il giorno
tutta la settimana
tutta l'ora
tutto l'anno
TUTTI / TUTTE (todos, todas)
Tutti i giorni
tutte le settimane
tutte le ore
tutti gli anni
ALTRO / ALTRA (=otro, otra)
L'altro giorno
l'altra volta
l'altra estate
ALTRI / ALTRE (=otros, otras)
gli altri giorni
le altre volte
le altre estati
POCO / POCA (poco, -ca)
poco tempo
poca voglia
poca libertà
poca pasta
POCHI / POCHE (pocos, -as)
pochi soldi
poche amiche
poche mele
pochi amici
MOLTO / MOLTA
TANTO / TANTA
PARECCHIO / PARECCHIA
fa molto caldo/tanto caldo/parecchio caldo
c'è molta nebbia/tanta nebbia/parecchia nebbia
c'è molto rumore/tanto rumore/parecchio rumore
MOLTI / MOLTE
TANTI / TANTE
PARECCHI / PARECCHIE
ci sono molte persone/ tante persone/ parecchie persone
ci sono molti turisti/ tanti turisti/ parecchi turisti


TROPPO / TROPPA (=demasiado/-a)
ho troppa fame
c'è troppo sale nella carne
c'è troppo latte nel mio caffè
TROPPI /TROPPE (=demasiados/-as)
ci sono troppi turisti
ho troppe idee per la testa
troppe preoccupazioni in questo periodo


NESSUN / NESSUNO / NESSUNA (=ningún/una)
- non ho nessun problema
- non conosco nessuno psicologo
- Nessuno studente ha partecipato allo sciopero.
- Non ho preso nessuna medicina.
Nota grammaticale: nessuno quando predecede il sostantivo segue le forme dell'articolo indeterminativo.
Come in spagnolo, nessuno dopo il verbo vuole la negazione, prima del verbo no:
- Nessuno mi ama
- Non mi ama nessuno.
CIASCUN/ CIASCUNO /CIASCUNA (=cada)
- ho parlato con ciascun ragazzo
- ho dato gli appunti a ciascuno studente
- ciascuna persona decide liberamente
Nota grammaticale: come nessuno, ciascuno quando precede il sostantivo segue la forma dell'articolo indeterminativo.





AGGETTIVI INVARIBILI CHE SI USANO SOLO AL SINGOLARE:

- QUALCHE (=algún, alguna)
Qualche domenica vado a pescare
Vado al teatro qualche volta.
Qualche italiano parla anche dialetto


- OGNI (=cada)
Faccio sport ogni giorno.
Vado dalla parrucchiera ogni settimana
Ogni estate parto per Roma.


- QUALSIASI/ QUALUNQUE (=cualquier/-era)
Vado in palestra qualsiasi/qualunque giorno della settimana.
In qualunque/qualsiasi situazione mi sento a mio agio.



PRONOMI CHE SI USANO SOLO NELLA FORMA SINGOLARE:

-QUALCOSA (=algo)
Vado a comprare qualcosa da mangiare e da bere.
Ho preso qualcosa per te nel supermercato.
Nota grammaticale: quando qualcosa è seguito da un infinito si usa la preposizione da prima del verbo.

- CHIUNQUE (=cualquiera/quienquiera)
- Chiunque può aprezzare un quadro di Leonardo.

Nelle frasi subordinate chiunque regge un congiuntivo:
- Può lasciare il suo nominativo chiunque abbia del tempo libero.
- Dovrà portare giacca e cravatta chiunque venga alla festa.

- OGNUNO / OGNUNA (=cada uno /cada una)
Ognuno/ognuna debe fare quello che ritiene più giusto.

-QUALCUNO / QUALCUNA (=alguien)
Quest notte qualcuno /qualcuna è entrato in casa mia.

- UNO / UNA
- In metro ho incontrato uno/una che parlava da solo/-a

- NIENTE / NULLA (=nada)
Non c'è nulla/niente da mangiare in frigo (stessa regola di qualcosa: niente + da + infinito: non ho niente da fare oggi, in tv non c'è niente da vedere).
Non mi importa nulla/ niente

COMPITI per lunedì 4 maggio:
1- ............. gli uomini sono uguali.
2- A quella bambina le regalano ..................... cosa chieda.
3- Non ho .................... intenzione di studiare.
4- Fra ............. minuto sarò pronta.
5- Questa mattina ho visto ................ uccelli beccare le briciole sul davanzale.
6- Ho .............. fretta, non posso aspettare a lungo.
7- So cavarmela (=se salirme/se arreglaremela) in .................situazione.
8- Non c'è ................. bisogno che tu venga ad aiutarmi.
9- Farei  ......................... cosa per te.
10- Se .................... persona compiesse il proprio dovere (=cumpliera su deber), ......... ne traremmo giovamento (=sacariamos provecho).
11- Dobbiamo aiutare ................... ne abbia bisogno.
12- Ho consegnato i compiti a ................... studente.
13- Hai .............. libro da leggere?
14- (al bar) Prenderò ...................... da bere e da mangiare.
15- ................... può parlare italiano se lo studia e fa i compiti.
16- Non ho voglia di andare in centro, ci sono ................. turisti.
17- Che insipida (=sosa) questa carne, c'è ............. sale.
18- .................. le volte che prendo l'autobus è in ritardo.
19- Lavoro il lunedì e il mercoledì; tutti .....  ............ giorni studio.
20- Nella vita si commettono ............. errori.
21 ..................... studenti  dicono che tu sei un professore ......... rigoroso e severo.
22- Un'............ persona si sarebbe comportata diversamente.


Ventiduesima lezione, venti aprile 2015

LESSICO: AFFITARE UN APPARTAMENTO (=alquilar un piso)

I DIVERSI TIPI DI CASA:
L'appartamento in un condominio (=piso en una finca)
Un monolocale (=un estudio)
Una villa in campagna (=un chalet en el campo)
Una villetta a schiera (=un chale adosado)
DIALOGO TRA UN AGENTE IMMOBILIARE E UN CLIENTE:
-Buongiorno, desidera?
*Buongiorno, cerco (=busco) un appartamento nel quartiere di Sants di circa (=aproximádamente) settanta metri quadrati, che abbia tre stanze (=que tenga tres habitaciones), che sia abbastanza luminoso (=que sea bastante luminoso), che abbia riscaldamento (=que tenga calefacción) e aria condizionata. 
Preferisco un appartamento non arredato (=sin muebles).
- Mhh, vediamo se La posso aiutare....ecco, abbiamo un meraviglioso appartamento al terzo piano in un condominio di sei piani (=en la planta terza de una finca de 6 plantas) con ascensore. L'appartamento è di 85 metri quadrati, appena ristrutturato e imbiancato (=recién reformado y pintado). Ha una camera matrimoniale e due camere individuali, tutte le stanze hanno finestre che danno a un cortile (=patio) molto luminoso e ampio, poco rumoroso (= poco ruidoso). La cucina è grande e ha tutti gli elettrodomestici nuovi: frigorifero, lavatrice (=lavadora), lavastoviglie (=lavavajillas) e un'asciugatrice (=secadora). Ci sono due bagni: uno grande con vasca (=bañera) e uno piccolo con doccia (=ducha); il soggiorno è grande con un balcone che dà sulla strada (=a la calle). Il prezzo dell'affito è di 1000 euro e nell'affitto sono comprese le spese condominiali (=gastos de comunidad). Che ne pensa?
* Quanti mesi di caparra (=la fianza)?
-  La caparra sono due mesi di affitto, mentre il contratto è per quattro anni.
* Mhhh, interessante, ha anche il garage?
- No, mi dispiace, nel condominio non c'è il garage.
* E quando posso vederlo?
- Se vuole, domani mattina a mezzogiorno. Le do l'indirizzo (=la dirección): via Galileo centoquindici.
* Perfetto. Allora, ci vediamo domani a mezzogiorno. Arrivederci
-Va bene. A domani. Arrivederci.

Compiti: dovete affitare la vostra casa, mettete un annuncio su internet e vi chiamano per chiedere informazioni. Scivete il dialogo al telefono. 

Ventunesima lezione, tredici aprile 2015
Oggi abbiamo ascoltato la canzone 'Otto e mezzo' di Irene Grandi. È una canzone molto ritmata e orecchiabile in cui l'artista trasmette il desiderio di evadere dalla routine e tornare per un giorno alla spensieratezza della sua adolescenza. Ecco qui il video:




Otto e mezzo di mattina io mi sveglio colazione cappuccino
Otto e mezza di mattina lavorare duro duro lavorare

Otto e mezzo di mattina io mi sveglio colazione cappuccino
E due paste con la crema belle calde per favore, caro Gino
Che mi dici stamattina come gira questa Italia come gira
Vedo un grande movimento ma di palle soprattutto il giramento

Ma alle nove di mattina lavorare duro duro lavorare
Collocare stabilire e cominciare con la voglia di finire
Nei pensieri annoiata me ne accorgo sono sempre più agitata
Però in fondo mica male se tornassi per un giorno liceale

Respirare Cuba Caraibi Messico
Si' trovare un sacco di gente ...
Respirare Cuba Caraibi Messico
Si' trovare un sacco di gente ...ma quanta gente

Otto e mezza della sera ahi ahi ahi
Corro fuori sulla strada ah ah ah
Stesse facce stessi posti ogni sera stessa voglia di cambiare
Finestrino guardo fuori perché questa notte voglio respirare......

Otto e mezzo di mattina io mi sveglio colazione cappuccino
Otto e mezza di mattina lavorare duro duro lavorare
Lavorare duro duro lavorare.....

COMPITI: immaginate il dialogo tra il barista Gino e la ragazza. Che cosa si dicono? Di che cosa parlano? Scrivetelo.


Ventesima lezione, sedici marzo 2015
Oggi abbiamo ascoltato la canzone di Francesco Tricarico Vita tranquilla. 

Ho sempre pensato
Quando avrò questo sarò saziato
Ma poi avevo questo…ed era lo stesso
Ho sempre pensato
Troverò il mare e sarò bagnato
Il mare ho trovato… ma nulla è cambiato… nulla
Che cos'è… che io aspetto…
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando sono nato
Che sono spericolato
Io… voglio una vita serena
Perché è da quando sono nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verde sconfinata
Io dovrei… non dovrei
Ho sempre pensato
Quando avrò il cielo sarò stellato
Divenni una stella… ma ero lo stesso
Sempre lo stesso
Ho sempre pensato
Troverò lei e sarò rinato
Lei ho trovato… qualcosa è cambiato
Qualcosa è cambiato
L'ultima illusione non è svanita
Io libero per sempre
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato che sono spericolato
Io… voglio una vita serena
Perché è da quando son nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verde e sconfinata
Io dovrei… non dovrei
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato che sono spericolato
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verde e sconfinata
Io dovrei… no non dovrei...


Diciannovesima lezione, nove marzo 2015

FORMAZIONE DEL FUTURO ANTERIORE
Il futuro anteriore si forma con il futuro semplice degli ausiliari essere o avere più il participio passato del verbo.
Nella seguente tabella osserva il futuro anteriore di verbi delle tre coniugazioni:

MANGIARE CREDERE PARTIRE
io avrò mangiato io avrò creduto io sarò partito
tu avrai mangiato tu avrai creduto tu sarai partito
lui-lei avrà mangiato lui-lei avrà creduto lui-lei sarà partito
noi avremo mangiato noi avremo creduto noi saremo partiti
voi avrete mangiato voi avrete creduto voi sarete partiti
loro avranno mangiato loro avranno creduto loro saranno partiti

 Vediamo il futuro anteriore dei verbi essere e avere:

ESSERE AVERE
io sarò stato io avrò avuto
tu sarai stato tu avrai avuto
lui-lei sarà stato lui-lei avrà avuto
noi saremo stati noi avremo avuto
voi sarete stati voi avrete avuto
loro saranno stati loro avranno avuto

USI DEL FUTURO ANTERIORE

Il futuro anteriore si usa per:
• esprimere un’azione futura che avviene prima di un’altra espressa al futuro, spesso è introdotto dalle espressioni di tempo: dopo che; quando; appena:
→ potrai guardare la televisione, quando avrai finito di studiare (azione che avviene prima di quella espressa al futuro);
→ appena avrò letto questo libro, ti darò la mia opinione.

Nella lingua parlata quest’uso del futuro anteriore è in declino perch molto spesso non ci si preoccupa di esprimere il rapporto di anteriorità tra due azioni future e si usa indistintamente il futuro semplice: quando finirai di leggere questo libro, ti darò la mia opinione;
• esprimere un dubbio o un’incertezza, nella lingua parlata di tutti i giorni quest’uso del futuro anteriore è il più frequente:
 Giulia non c’è, sarà andata a fare la spesa (= Giulia non c’è, probabilmente è andata a fare la spesa);
Marco è in ritardo, avrà perso l’autobus (= Marco è in ritardo, forse ha perso l’autobus);
• esprimere una supposizione al passato:
sarai stato felice ieri con tutta la giornata libera! (= suppongo che ieri tu sia stato felice in quanto avevi tutta la giornata libera);





Diciottesima lezione, 2 marzo 2015
GRAMMATICA: IL FUTURO SEMPLICE
Osserva la tabella:

prima coniugazione
STUDIARE
seconda coniugazione
SMETTERE
terza coniugazione
FINIRE
io studierò smetterò finirò
tu studierai smetterai finirai
lui – lei studierà smetterà finirà
noi studieremo smetteremo finiremo
voi studierete smetterete finirete
loro studieranno smetteranno finiranno
 Alcuni verbi particolari seguono regole diverse per la formazione del futuro semplice:

I verbi che terminano con… aggiungono una "h"
 -care: cercare; mancare  cercherò; mancherò
 -gare: pagare; pregare  pagherò; pregherò
I verbi che terminano con… perdono la "i" finale
 -ciare: baciare; cacciare bacerò; caccerò
 -giare: mangiare; viaggiare mangerò; viaggerò
 -sciare: lasciare; fasciare lascerò; fascerò
 Ora vediamo come formano il futuro semplice alcuni verbi irregolari:

essere avere stare venire
io sarò avrò  starò  verrò
tu sarai avrai  starai  verrai
lui – lei sarà avrà  starà  verrà
noi saremo avremo  staremo  verremo
voi sarete avrete  starete  verrete
loro saranno avranno  staranno  verranno

andare fare dare vedere
io andrò farò darò vedrò
tu andrai farai darai vedrai
lui – lei andrà farà darà vedrà
noi andremo faremo daremo vedremo
voi andrete farete darete vedrete
loro andranno faranno daranno vedranno

volere potere dovere dire
io vorrò potrò dovrò dirò
tu vorrai potrai dovrai dirai
lui – lei vorrà potrà dovrà dirà
noi vorremo potremo dovremo diremo
voi vorrete potrete dovrete direte
loro vorranno potranno dovranno diranno
 Altri esempi di futuro irregolare:
CADERE: cadrò, cadrai, cadrà, ecc.
SAPERE: saprò, saprai, saprà, ecc.
BERE: berrò, berrai, berrà, ecc.
RIMANERE: rimarrò, rimarrai, rimarrà, ecc.
TENERE: terrò, terrai, terrà, ecc.

 USI DEL FUTURO

Il futuro è una forma verbale del modo indicativo, può avere diversi usi, vediamoli insieme:
USO TEMPORALE
Il futuro semplice serve per indicare o per parlare di azioni ancora da compiere, soprattutto se molto lontane nel tempo, per esempio: fra qualche anno andrò a vivere all’estero.

ALTRI USI DEL FUTURO
il futuro può indicare insicurezza, quindi si usa per esprimere un dubbio o una supposizione, per esempio: hanno bussato alla porta, sarà Marta?; che ora sarà?

il futuro si può usare per dare ordini o consigli, per esempio: per la prossima interrogazione ti preparerai meglio; metterai subito in ordine la tua camera.
il futuro serve anche per togliere importanza a un argomento, riconoscendo una situazione come vera, ma sottolineando subito che ciò ha poca importanza. Per esempio: Marco sarà anche un bravo ragazzo (situazione riconosciuta come vera, ma di poca importanza), ma a me è antipatico; avrò pure sessant’anni, ma mi sento ancora giovane.

ATTENZIONE!
Spesso gli italiani usano il presente invece del futuro per indicare un’azione che avverrà in un prossimo futuro, per esempio: domani vado in montagna; tra due giorni parto per le vacanze.

 Compiti: scrivere il programma del secondo giorno di viaggio usando il verbo al futuro alla prima persona plurale.

Diciassettesima lezione, ventitré febbraio 2015

LESSICO: Descrivere la forma, il materiale e l'uso degli oggetti.

Forma: quadrato, rotondo, ovale, triangolare, rettangolare, piramidale. Materiale: plastica, vetro, carta, cartone,  legno, terra, metallo (ferro, bronzo, rame, argento, oro), tessuto (lino, cotone, seta, acrilico), avorio, marmo, ceramica, pelle, cemento, argilla, fango.
Consistenza: pesante/leggero, lungo/corto, piccolo/grande, duro/morbido, ruvido/morbido, sottile /spesso.

Compiti: descrivere almeno tre oggetti (come sono fatti e a che cosa servono). 

Sedicesima lezione, sedici febbraio 2015

Rispondere alle seguenti domande usando i pronomi combinati:
- Avete comprato gli orecchini a Laura?
Sì, glieli abbiamo comprati
- I tuoi genitori hanno portato la torta a tuo figlio?
No, non gliel'hanno portata.
- La polizia vi ha chiesto i documenti?
No, non ce li ha chiesti.
- Il dottore ti ha misurato la pressione?
Si, me l'ha misurata.
- Hai dato le chiavi a Maria?
No, non gliele ho date.
Quindicesima lezione, 9 febbraio 2015

GRAMMATICA: I PRONOMI COMBINATI (PRONOMI INDIRETTI CON PRONOMI DIRETTI). In questo schema, c'è un pronome che non abbiamo fatto a lezione, il pronome 'ne'

Nel libro giallo trovate i pronomi combinati a pagina 121. Per compiti, fare gli esercizi 4, 5 e 6. 
Per chi ha voglia di esercitarsi ancora un po', in questo link trovate altri esercizi da fare:
 http://esercizi.clessidra.eu/pronomi_combinati.html




Quattordicesima lezione, 2 febbraio 2015
 Ripasso dei numeri e date storiche. Per compiti, scrivere da 3 a 10 domande (con risposte) come nell'esempio:
- In che anno l'uomo è arrivato sulla luna?
  Nel millenovecentosessantanove.


Tredicesima lezione, 26 gennaio 2015

Oggi abbiamo parlato di scuola. Com'era la nostra scuola primaria, quanti eravamo in classe, che orario facevamo, quante maestre avevamo, ecc..
Ecco quello che mi ricordo io della mia scuola elementare


Io ho frequentato la scuola elementare Beniamino Gigli di Recanati dal 1977 al 1981. La scuola era a tempo pieno, ossia si entrava alle 8 di mattina e si usciva alle 4 e mezza di pomeriggio. Tutti i bambini della mia classe rimanevano a mangiare alla mensa. 
Avevo tre maestre, la maestra Ninì per italiano, la maestra Carla per matematica e la maestra Rossella per storia e geografia. In classe eravamo in 20, maschi e femmine: le femmine portavano un grembiule  bianco con il fiocco blu, mentre i maschi un grembiule blu senza fiocco. Il mio zaino si chiamava 'cartella' ed era di forma rettangolare con un bottone per aprirla e chiuderla. Dentro c'erano i quaderni, un astuccio, un libro d'italiano e un sussidiario. 
Durante la ricreazione mangiavo la pizzetta o la treccia al cioccolato della pasticceria dei miei genitori. La mia aula me la ricordo grande e con tante finestre, una stanza luminosa e accogliente. Avevamo i banchi grandi a due posti con il calamaio (una sorta di barattolino inserito nel banco dove una volta si metteva l’inchiostro per intingere il pennino) noi però usavamo le penne, ma non cancellabili. La cattedra era un banco grande davanti a una lavagna. 
L’aula era abbastanza riscaldata. Noi ragazze giocavamo all’elastico: un gioco che coinvolgeva 3 bambine, 2 tenevano l’elastico all’altezza delle ginocchia e l’altra saltava. Un altro gioco era quello di scrivere su un foglio nomi cose ed animali che iniziavano con la stessa vocale o consonante. Non facevamo nessuna attività di laboratorio. Facevamo educazione motoria (ma prima si chiamava educazione fisica) e la facevamo nella palestra che per fortuna si trovava nel nostro edificio scolastico.  C’era il cortile, ma uscivamo raramente, non c’erano giochi. Non si facevano colonie ogni anno come adesso fa mia figlia nella scuola primaria catalana. Facevamo  la gita scolastica solo in quinta classe e poche erano le uscite. La gita scolastica che abbiamo fatto è stata a Firenze, di un solo giorno. Nella mia scuola non c'era una biblioteca ma un teatrino, dove recitavamo e cantavamo a Natale, Carnevale e a fine anno scolastico.



Grammatica: i pronomi indiretti (clicca sopra)
 Alcuni esercizi da fare sui pronomi (clicca sopra)

Dodicesima lezione, 19 gennaio 2015

Undicesima lezione, 12 gennaio duemilaquindici
Definizione degli aggettivi qualificativi visti a lezione: 
Com’è una persona
Sensibile: è una persona delicata, emotiva, impressionabile, vulnerabile,  empatica. Il suo contrario è una persona insensibile, fredda, indifferente, distaccata.
Idealista (definizione tratta dal dizionario Zingarelli): 
1) (filosofico) chi segue o si ispira all'idealismo 
2) Chi crede in un ideale e tende alla sua realizzazione e conquista 
3) Chi pensa e agisce secondo schemi astratti  ed è privo di concretezza e di senso della realtà. Sinonimo: sognatore; contrario: realista.
Affidabile: è una persona di cui ti puoi fidare, una persona di fiducia, seria, attendibile. Il suo contrario: inaffidabile.
Gelosa: è una persona che sospetta e dubita della fedeltà della persona amata. Sospettosa, possessiva e insicura. Contrario: fiduciosa, generosa, sicura.
Insicura: è una persona indecisa, perplessa, titubante, che ha paura di fare il primo passo. Contrario: sicura, risoluta, decisa.
Invadente: è una persona che si intromette nella vita altrui, una persona indiscreta, ficcanaso, rompiscatole, rompiballe (volgare). Contrario: discreta e prudente.


Compiti: esercizio 2m pagina 27


Decima lezione, 15 dicembre 2014
Compiti per le vacanze di Natale: esercizi 2f, g e h

Nona lezione, primo dicembre 2014

COMPITI: Ecco l'intervista alla nostra attrice più longeva nel programma televisivo 'Che tempo che fa' condotto da Fabrizio Fazio:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6943d31f-b823-4527-a65c-d7ada5a98a23.html#p=


Per chi voglia esercitarsi ancora con il gergo della cronaca nera, un nuovo esercizio. 
 Per ogni frase decidi di quale reato si parla. Puoi scegliere tra i seguenti: scippo, rapina, furto, truffa, ricatto (=chantaje), stupro (=violación), spaccio (=venta de droga), rapimento (=secuestro), omicidio.
1. Ero in banca quando improvvisamente sono entrate delle persone a volto coperto e armati di pistole.
2. Ha comprato un quadro falso da un antiquario.
3. Il maniaco è stato arrestato nel suo appartamento di via Guelfa.
4. Quando sono tornati dalle vacanze hanno trovato la loro casa svaligiata.
5. La signora Bianchi camminava per la strada quando qualcuno, a bordo di uno scooter, le ha strappato la borsa facendola cadere a terra.
6. Il cadavere del direttore è stato trovato nel suo studio colpito da un proiettile alla testa.
7. Arrestato davanti alla scuola mentre vendeva droga agli studenti.
8. E’ stato chiesto un riscatto di un milione di euro.
9. Nel portafoglio c’erano circa venti euro, la carta di credito e i documenti
10. Mi hanno detto che se fossi andato dalla polizia avrebbero rivelato il segreto su tutti i giornali.







Ottava lezione, lunedì ventiquattro novembre 2014

LESSICO: LE PAROLE DELLA CRONACA NERA
Il furto (=robo), la rapina, il rapinatore, lo scippo (=tirón),  il ladro (=ladrón), la truffa (=la estafa), il truffatore (=estafador), la questura (=comisaría), il pronto soccorso (=urgencias), l'incidente (=accidente), la denuncia

 Qui di seguito il dialogo che abbiamo ascoltato in classe tra Angela e una sua amica: 

- Ciao Angela, ma cosa è successo? (=qué ha pasado?)
A.- Boh (è un espressione molto usata in italiano e si usa per esprimere dubbio e reticenza), non so, c’è stato un piccolo incidente, una macchina ha urtato un motorino.
- Accidenti, si è fatto male qualcuno?
A.- No, guarda, sembra di no, il ragazzo del motorino è là seduto, parla. Sembra stia bene.
- Meno male..ma tu  cosa ci fai qui, non dovresti essere a lavoro?
A. - Sì, ma sto andando in questura (=a la comisaría) a  fare una denuncia, perché ieri mi hanno rubato la borsa.
- Ma va, dove?
A.- Alla festa dell’Unità, ieri sera.
- Alla festa dell’Unità!? vuoi dire che qualcuno ti ha scippato (=tironeado) alla festa dell’unità?!
A.- Ma no, ma no... è colpa mia sono la solita distratta........lascio sempre la borsa dove capita...... è quando c’è tanta gente...
- Anch’io...ma come è successo?
A.- Ma niente, sono andata alla festa con alcuni amici....così,  per fare un giro. C’era un gruppo che faceva musica reggae, volevo un po’ vedere le bancarelle,  i libri e, niente......prima del concerto ci siamo seduti a mangiare una pizza....
- Hai lasciato la borsa sulla sedia...
A.- No, non proprio. Ho uno zainetto, che tengo di solito sulle spalle. L’avevo sulle spalle anche mentre stavo mangiando, solo che a un certo punto è suonato il cellulare, mi sono tolta lo zainetto, ho risposto e poi non me lo sono più rimesso, è rimasto lì sulla panca vicino a me. E Quando ci siamo alzati per andare via...eh, non c’era più.
- Cavoli (=ostras), chissà che rabbia!
A.- Ero furente, mi sono rovinata la serata (=me he estropeado la noche).
- Avevi molti soldi?
A.- No, non molti però il portafoglio (=el monedero) era nuovo e comunque avevo tutti i documenti: la carta d’identità, la patente (=el carnet de conducir), il bancomat (=la carta de crédito).
- L’hai bloccato subito?
A.- Sì, per quello c’è un numero verde. Ho chiamato mio fratello che ha il conto nella mia stessa banca e il numero me l’ha dato lui. Solo che adesso ci vorranno mesi di uffici e cartacce (=meses de despachos y papeleos) per rifare i documenti. E poi c’era il cellulare con tutti i numeri dentro e soprattutto un regalo di Stefano.
- Ma nooo!!
A.- Eh, sì, mi aveva appena regalato una bellissima collanina di pietre con degli orecchini che avevo visto in una bancarella (=una parada de un mercadillo) di artigianato e mi era tanto piaciuta. Una rabbia!! Avrei dovuto metterla subito e invece l’ho messa in borsa perché secondo me non stava bene con il vestito che avevo...che cretina!
- Beh, non potevi saperlo, forse quella la potrai ricomprare.
A.- No, perché era l’ultima. Stefano, guarda, è stato carinissimo, e per consolarmi è andato subito a cercarne un’altra, ma si sa.... l’artigianato... sono pezzi unici. Così mi ha preso un anello...molto simile, è stato davvero carino, mi sono quasi commossa.
- Vabbé (forma abbreviata di 'va bene', si usa nel parlato), dai, qualcosa di positivo c’è. Dici sempre che è una persona chiusa, un po’ brusca (=uraña).
A.- Sì, è un po’ orso..(=un poco oso)
- E invece è stato comprensivo, rassicurante...
A.- Mah (un'altra espressione italiana che indica dubbio e perplessità), sì forse hai ragione tu, guardiamo il lato positivo, tanto che ci posso fare.



Settima lezione, lunedì diciassette novembre duemilaquattordici
Sesta lezione, mercoledì 12 novembre 2014

GRAMMATICA: IMPERFETTO
L’indicativo imperfetto è un tempo del passato usato per:

-descrivere persone (stati fisici e psicologici), luoghi e condizioni generali; si usa tipicamente con verbi che non indicano un'azione ma uno stato, come essere, avere, sapere, sembrare: ieri avevo sonno / la giornata era bella, splendeva il sole, ma faceva freddo / quando ero piccola avevo lunghi capelli castani.

- descrivere azioni in corso, azioni che durano, di cui non si vede l'inizio e la fine: c'era una bella atmosfera, molti ragazzi che ballavano e ridevano.

- raccontare fatti passati che si ripetono con abitudine: l’anno scorso andavo in piscina tre volte alla settimana / quando ero piccola andavo al mare in Calabria / di sera uscivo sempre con i miei amici

- per fare richieste cortesi: Buongiorno, volevo un litro di latte

CONIUGAZIONE DELL’INDICATIVO IMPERFETTO


giocare temere sentire
io giocavo io temevo io sentivo
tu giocavi tu temevi tu sentivi
lui-lei giocava lui-lei temeva lui-lei sentiva
noi giocavamo noi temevamo noi sentivamo
voi giocavate voi temevate voi sentivate
loro giocavano loro temevano loro sentivano

L’imperfetto dei verbi essere e avere:
essere (irregolare) avere
io ero io avevo
tu eri tu avevi
lui-lei era lui-lei aveva
noi eravamo noi avevamo
voi eravate voi avevate
loro erano loro avevano
 Ora osserva la tabella con la coniugazione dell’indicativo imperfetto dei verbi modali:
potere dovere volere
io potevo io dovevo io volevo
tu potevi tu dovevi tu volevi
lui-lei poteva lui-lei doveva lui-lei voleva
noi potevamo noi dovevamo noi volevamo
voi potevate voi dovevate voi volevate
loro potevano loro dovevano loro volevano
e tre verbi irregolari:
fare: facevo, facevi, faceva,facevamo, facevate, facevano
dire: dicevo, dicevi, diceva,dicevamo, dicevate, dicevano
bere: bevevo, bevevi, beveva, bevevamo, bevevate, bevevano.



Imperfetto di c'è / ci sono (=hay)
C'era (=había)
Ieri in Piazza di Spagna c'era molta gente (C'ERA  e non 'aveva molta gente').

C'erano (=había)
Ieri davanti casa mia c'erano molte macchine parcheggiate (C'ERANO e non 'aveva molte macchine')


Imperfetto di mi piace / mi piacciono:
Mi piaceva (=me gustaba)
Da giovane mi piaceva suonare il pianoforte (MI PIACEVA, terza persona singolare, e non 'mi piacevo').
Quando eri piccola, ti piaceva andare a scuola?

Mi piacevano (=me gustaban)
Da giovane mi piacevano i libri di avventura. 


COMPITI: scrivere 10 frasi come nell'esempio

- Quando ero giovane giocavo a pallavolo, adesso invece non ci gioco più.

- Da giovane mi piaceva molto leggere i fumetti, adesso invece non li leggo più.



Sesta lezione, lunedì 10 novembre 2014
Compiti da fare: esercizi 3 e 4 pagina 91, 92

Quinta lezione, lunedì 3 novembre 2014
GRAMMATICA: 
Pronomi diretti e il participio passato:
Quando i pronomi diretti lo, la, li , le, sono prima di un tempo composto (passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore. ecc..), il participio passato concorda con i pronomi in genere e numero (finisce con -o, -a, -i, -e).

- Hai comprato il giornale? Sì, l'ho comprato ieri
- Hai comprato i giornali? No, non li ho ancora comprati
- Hai spento la luce? No, non l'ho ancora spenta
- Hai spento le luci? Sì, le ho spente

COMPITI: fare gli esercizi 3 e 4 a pagina 91,92


Quarta lezione, lunedì 27 ottobre 2014
GRAMMATICA
Pronomi Diretti: usiamo i pronomi diretti con verbi transitivi per sostituire un oggetto diretto (senza preposizione). Di solito vanno prima del verbo.
Leggi il giornale? Sì, lo leggo (lo= il giornale)
Mangi gli spaghetti? Sì, li mangio (li= gli spaghetti)
Conosci quelle ragazze? No, non le conosco (le= le ragazze)




Singolare Plurale
1ª persona mi ci
2ª persona ti vi
3ª persona femminile la (La) le
3ª persona maschile lo li
I pronomi diretti singolari LO e LA possono diventare L' davanti a una parola che comincia per vocale:
- Chi accompagna Paola? L'accompagna Mario.
- Questa canzone è bellissima, l'ascolto sempre.

I pronomi plurali LI e LE non prendono mai l'apostrofo:
- Chi accompagna i bambini a scuola? Li accompagna la mamma.
- Queste canzoni sono bellissime, le ascolto sempre.

Quando c'è un verbo + infinito, il pronome diretto può andare prima del verbo o dopo l'infinito.
- Vuoi la cioccolata? No grazie, non la posso mangiare
                               No grazie, non posso mangiarla

Il pronome diretto LO può sostituire anche una frase, con il significato di 'questo':
- Che cosa è successo? Non lo so (=non so che cosa è successo; non so questo)
ESEMPI:
Quando fai la spesa? La faccio il sabato mattina
Quando fai le pulizie? le faccio il fine settimana
Quando leggi il giornale? Lo leggo tutti i giorni
Dove metti i libri? Li metto sul tavolo
Inviti a cena i tuoi cugini? Sì, li invito



Terza lezione, lunedì 20 ottobre 2014.

Abbiamo ripassato il 'passato prossimo' e fatto degli esercizi sulle fotocopie.
Se volete praticare di più il passato prossimo, in questo link trovate altri esercizi da fare:
http://www.italianonline.it/passatoprossimo.htm



Seconda lezione, lunedì 13 ottobre 2014



Qui di seguito l'esercizio sulla preposizione articolata di+articolo determinativo che abbiamo fatto in classe.


Esempio:
la giornata del lavoratore / dei lavoratori
La giornata della lavoratrice  /  delle lavoratrici

SINGOLARE PLURALE
Maschile dell'alunno
Femminile dell'alunna
Degli alunni
delle alunne
M. dello studente
F. della studentessa
Degli studenti
delle studentesse
M. dell'insegnante
F. dell'insegnante
Degli insegnanti
delle insegnanti
M. del professore
F. della professoressa
Dei professori
delle professoresse
M. dell'imprenditore
F. dell'imprenditrice
Degli imprenditori
delle imprenditrici
M. dell'operaio
F. delle operaie
Degli operai
delle operaie
M. del regista
F. della regista
Dei registi
delle registe
M. dello sceneggiatore (=del guionista)
F. della sceneggiatrice
Degli sceneggiatori
delle sceneggiatrici
M. dell'attore
F. dell'attrice
Degli attori
delle attrici
M. dello scrittore
F. della scrittrice
Degli scrittori
delle scrittrici
M. del musicista
F. della musicista
Dei musicisti
delle musiciste
M. del compositore
F. della compositrice
Dei compositori
delle compositrici
M. del dottore
F. della dottoressa
Dei dottori
delle dottoresse
M. dell'infermiere
F. dell'infermiera
Degli infermieri
delle infermiere
M. dello psicologo
F. della psicologa
Degli psicologi
delle psicologhe
M. del calciatore
F. della calciatrice
Dei calciatori
delle calciatrici
M. del ricercatore
F. della ricercatrice
Dei ricercatori
delle ricercatrici
M. dello scienziato
F. della scienziata
Degli scienziati
delle scienziate
M. del panettiere
F. della panettiere
Dei panettieri
delle panettiere
M. del farmacista
F. della farmacista
Dei farmacisti
delle farmaciste
M. del cameriere
F. della cameriera
Dei camerieri
delle cameriere

Osservazioni sulla terminazione dei sostantivi:

- I sostantivi che al singolare maschile terminano con '-tore' (lavoratore, sceneggiatore, attore, ecc..), al singolare femminile terminano con '-trice' (lavoratrice, sceneggiatrice, attrice, ecc..). Fa eccezione 'dottore'. -
- I sostantivi che terminano con '-ista'  hanno doppio genere al singolare (il/la farmacista, il/la regista, il/la musicista, il/la turista ecc..).
- I sostantivi che al singolare terminano  con -e hanno doppio genere (l'insegnate /gli insegnanti, le insegnanti;  il cantante, la cantante/ i cantanti, le cantanti;  il nipote, la nipote/ i nipoti, le nipoti)
- Ci sono alcuni sostantivi che al maschile singolare terminano con -e, mentre al femminile singolare terminano con -a (l'infermiere, l'infermiera; il cameriere, la cameriera).
In questo link,  http://www.scudit.net/md333nomi_3.htm, un'utile lista di sostantivi con la terminazione in -e
Compiti: 
Scrivere 5 frasi, ognuna con due verbi al presente indicativo, come nell'esempio:
La giornata del dottore: 
- Va all'ospedale e si preoccupa per la salute dei suoi pazienti
La giornata dei musicisti:
- Suonano il loro strumento e ascoltano molta musica.





Prima lezione, lunedì 6 ottobre 2014
Abbiamo ascoltato la canzone di Lorenzo Jovanotti 'Per te'.


In classe, abbiamo risposto a queste domande:
-Chi può essere il te nel testo? La mamma, la figlia/il figlio, la moglie/la fidanzata, il papà, un'amica/un amico, Dio.
- Qual è il ritornello (=el estribillo) di questa canzone?
- Dopo aver ascoltato la canzone, scrivi i nomi dei colori e dei mesi che riconosci.





Poi abbiamo ripassato gli articoli determinativi (la/l' - le; il-i; lo/l'- gli) e completato la tabella delle preposizioni articolate.



Per compiti:

Prova a scrivere delle frasi come quelle della canzone e componi una ninna nanna (=una nana) per una persona a scelta tra: tua moglie, tuo marito, tuo figlio/tua figlia, tuo padre/tua madre, il tuo vicino di casa/ la tua vicina di casa, il presidente del governo. Fai attenzione all'articolo determinativo e alla preposizione articolata.
Esempio: per mia figlia
è per te il succo delle arance e l'aquilone (=la cometa) vola, 
è per te il caldo dell'estate e il freddo dell'inverno
è per te il dolce delle caramelle e delle torte al cioccolato
è per te ogni casa che c'è ninna na ninna e....



Ventisettesima lezione, 2 giugno 2014

Lessico: i colori
         
 Indosso una camicia gialla e dei pantaloni verdi

I colori indicano una qualità di un oggetto. Per questo, come ogni aggettivo qualificativo, in italiano concordano in genere e numero con il nome al quale si riferiscono:
un cappotto nero
un abrigo nero
due cappotti neri
dos abrigos neros
una gonna rossa
una falda roja
due gonne rosse
dos faldas rojas
La maggior parte dei colori sono aggettivi in -o (a 4 uscite: bianco, nero, rosso, giallo, grigio, azzurro), alcuni sono in -e (quindi a due sole uscite, una per il singolare ed una per il plurale: verde,marrone, arancione, celeste, turchese), ed altri ancora rimangono invariati nel genere e nel numero (rosa, viola, blu, lilla, beige, bordeaux).

Esempio:
Lucia porta / ha dei pantaloni blu  a vita bassa

                          dei calzini a righe rosse
                          dei jeans lilla
                          dei guanti bianchi
                          degli occhiali da vista con montatura gialla
                          degli zoccoli verdi
                          degli stivali neri


GRAMMATICA
Pronomi Diretti: usiamo i pronomi diretti con verbi transitivi per sostituire un oggetto diretto (senza preposizione).




Singolare Plurale
1ª persona mi ci
2ª persona ti vi
3ª persona femminile la (La) le
3ª persona maschile lo li

ESEMPI:
Quando fai la spesa? La faccio il sabato mattina
Quando fai le pulizie? le faccio il fine settimana
Quando leggi il giornale? Lo leggo tutti i giorni
Dove metti i libri? Li metto sul tavolo




Ventiseiesima lezione, Lunedì ventisei maggio duemilaquattordici
Lessico: l'abbigliamento ed i vestiti.
Come siamo abbigliati? Che cosa indossiamo? (=cómo vestimos?)
Conoscere il vocabolario dell'abbigliamento è molto importante: esso fa parte della conversazione di tutti i giorni ed è utilissimo per andare a fare shopping nei negozi italiani.

Puoi essere vestito elegante, sportivo o casual, ma dalla mattina quando ti vesti e ti metti le scarpe, alla sera quando ti spogli e ti togli le scarpe, sei sempre circondato da vestiti!


Venticinquesima lezione, lunedì 19 maggio 2014
GRAMMATICA: per indicare la necessità di compiere una determinata azione,  in italiano abbiamo forme impersonali e personali: 
Le forme impersonali:
- Bisogna + infinito (=hay que+ infinitivo)

Bisogna mangiare in fretta il gelato altrimenti si scioglie.
Per andare a Capri bisogna prendere il traghetto. 
Bisogna vedere questo film, tutti ne parlano. 

- C’è bisogno di + infinito o sostantivo (=hace falta+infinitivo o sustantivo)
Non c’è bisogno di urlare, non sono sordo!
Secondo me il problema è semplice e non c’è bisogno di essere Einstein per risolverlo. 
C'è bisogno di tempo e pazienza per cucinare.

Forma personale: 

- Avere bisogno di + infinito o nome (=necessitar + infinitivo o sustantivo).
io ho bisogno di mangiare (=necesito comer/tengo necesidad de comer)
tu hai bisogno di soldi (=necesitas dinero)
lui, lei, Lei ha bisogno di pace e tranquillità
noi abbiamo bisogno di dormire
voi avete bisogno di imparare italiano
loro non hanno bisogno di niente (=ellos no necesitan nada)

Sono troppo stanca, ho bisogno di riposarmi un po’.
Sei un egocentrico ed egoista, tu non hai bisogno di nessuno!!
Non correre così (=no corras así), noi abbiamo bisogno di fare una pausa.
Non ti lamentare sempre (=no te queges siempre); si può sapere di che cosa hai bisogno per stare bene?

Usiamo il verbo pronominale 'volerci' alla terza persona singolare e plurale con il significato di "essere necessario".

- Ci vuole + sostantivo singolare (=se necesita).
Per fare una buona paella quanto tempo ci vuole? Ci vuole almeno un'ora.
Per scrivere ci vuole una penna.
Per sopportare quella persona ci vuole tanta pazienza.
Per fare la pasta a mano  ci vuole molto tempo.
Per andare in quell'agriturismo (=casa rural) ci vuole la macchina

- Ci vogliono + sostantivo plurale (=se necesitan)
Per andare a Madrid in macchina ci vogliono almeno 4 ore.
Per comprare una casa ci vogliono molti soldi.
Per arrivare a casa ci vogliono ancora dieci minuti.

Usiamo invece un altro verbo pronominale "metterci" (=tardar, necesitar), quando vogliamo rendere la frase personale. In questo caso il verbo si coniuga in tutte le persone: io ci metto, tu ci metti, lui/lei ci mette, noi ci mettiamo, voi ci mettete, loro ci mettono:
Quanto tempo (tu) ci metti per fare una paella? (=¿cuánto necesitas/tardas en hacer una paella?)(io) ci metto un'ora (=necesito/tardo una hora).
Quanto (voi) ci mettete a finire i compiti? (noi) ci mettiamo poco tempo.


Qui trovate degli esercizi da fare con soluzione:
ci vuole/ ci vogliono / bisogna (clicca sopra)
C'è / ci sono  ci vuole /ci vogliono (clicca sopra)
Volerci / Metterci (clicca sopra)

Per compiti: scrivere 6 frasi con bisogna, c'è bisogno di, avere bisogno di, ci vuole/ci vogliono e metterci.



Ventiquattresima lezione, lunedì 12 maggio 2014 
Corretto i compiti sul passato prossimo


Ventitreesima lezione, lunedì 5 maggio 2014
Lessico: Il tempo atmosferico
 Pioverà? Non pioverà?
Farà brutto? Farà bello?
Dovrò uscire con l’ombrello?
Ma se uscissi con l’ombrelllo
lo so già farebbe bello.
Eppoi questo non è tutto.
Senza ombrello, ci scommetto,
muterebbe in tempo brutto.
Sole, pioggia, ma perchè
vi burlate ognor di me? ( Colombini Monti)

La pioggia (=la lluvia) 
Piovere (=llover)
Passato prossimo: ha /è piovuto (usano indifferentemente essere o avere tutti i verbi che esprimono condizioni atmosferiche, anche se la tradizione grammaticale consiglierebbe l'ausiliare essere)
La neve (=la nieve)
Nevicare (=nevar)

Passato prossimo: ha /è nevicato
La grandine (=el granizo)
Grandinare
Passato prossimo: ha/è grandinato
Il diluvio
Diluviare
Passato prossimo: ha/è diluviato

Il vento e la brezza (=la brisa)
La nebbia (la niebla)
La brina (=la brizna)
L'arcobaleno (=el arcoiris)

Di solito che tempo fa a Barcellona?
C'è il sole quasi tutto l'anno, piove poco, anche se quando piove diluvia; non c'è mai la nebbia e di rado nevica, ma quando cade un po' di neve, come l'otto marzo del 2010, la città va in tilt (=la ciudad se colapsa).

Com'è il tempo a  Barcellona d'estate?
È sempre bello, fa molto caldo, ma non è un caldo torrido ma un caldo afoso (=bochornoso). 
Che tempo fa a Barcellona d' inverno?
Il tempo è bello,  non fa molto freddo ma è un freddo umido non secco. 

Compiti: fare l'esercizio numero 7 a pagina 85.




Ventiduesima lezione, lunedì 28 aprile 2014
In classe abbiamo fatto gli esercizi 1 e 2 a pagina 81-82 delle fotocopie e abbiamo ripassato il passato prossimo di 'esserci' (c'è stato/-a, ci sono stati/-e) e di 'piacere'.

Compiti: esercizio 6 a pagina 84


Ventunesima lezione, lunedì 7 aprile 2014
Grammatica: come si forma il passato prossimo di 'c'è' e 'ci sono' (=hay / está, están):

Frase al presente indicativo, il soggetto della frase è di genere maschile:
Oggi a Barcellona c'è uno sciopero (=hay una huelga)

Frase al passato prossimo:
Ieri a Barcellona c'è stato uno sciopero

Stessa frase al plurale.
Al presente indicativo:
Oggi a  Barcellona ci sono degli scioperi (=hay unas huelgas)
Al passato prossimo:
Ieri a Barcellona ci sono stati degli scioperi.


Adesso, mettiamo invece un soggetto di genere femminile.
Al presente indicativo:
Oggi a Barcellona c'è la maratona.
Al passato prossimo:
Ieri a Barcellona c'è stata la maratona

Al plurale, al presente indicativo:
Domani a Barcellona ci sono delle maratone

Al passato prossimo:
Ieri a Barcellona ci sono state delle maratone.





Grammatica: qual è il passato prossimo di 'mi piace' / 'mi piacciono'?
La frase al presente indicativo 'mi piace il gelato' (=me gusta el helado) al passato prossimo è 'mi è piaciuto il gelato' (=me ha gustado el helado). Con il verbo 'piacere' usiamo l'ausiliare 'essere' (alla terza persona singolare e alla terza persona plurale), il participio passato deve concordare in numero e genere con il soggetto

Esempi: 
Mi è piaciuto il gelato ('il gelato' è soggetto maschile singolare, quindi il participio passato finisce in -o)
Mi sono piaciuti i gelati ( 'i gelati' è soggetto maschile plurale, quindi il participio passato finisce in -i)
Mi è piaciuta la pizza ('la pizza' è soggetto femminile singolare, il paricipio passato finisce in -a)
Mi sono piaciute le pizze ('Le pizze' è soggetto femminile plurale, quindi il paricipio finisce in -e).

GRAMMATICA: Quali pronomi mettiamo davanti al verbo 'piacere'? i pronomi indiretti
pronome  indiretto + verbo 'piacere' alla terza persona singolare e plurale
mi / a me piace/piacciono
ti / a te piace/ piacciono
gli / a lui piace/ piacciono
le / a lei piace / piacciono
Le / a Lei piace /piacciono
ci / a noi piace/piacciono
vi / a voi piace/piacciono
gli / a loro piace/ piacciono

Attenzione! 
Non è corretto  dire 'a me mi piace il gelato'. Si dice 'mi piace il gelato' o 'a me piace il gelato'.

Qualche esempio: 
Ti piace Barcellona? A me piace di più Parigi.
Ti piacciono di più gli spaghetti con le vongole (=con almejas) o con le cozze (=con mejillones)? a me non piacciono gli spaghetti, preferisco le linguine (=tallarines).
Vi piace imparare italiano? Sí, ci piace moltissimo.

Ora stesso verbo e stessi pronomi al passato prossimo:

mi / a me è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
ti /a te è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
gli /a lui è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
le /a lei è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
Le /a Lei è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
ci /a noi è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
vi /a voi è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
gli /a loro è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e

Qualche esempio: 
Ti è piaciuto il film? No, non mi è piaciuto molto
Vi è piaciuta la mostra di Pasolini? Sì, ci è piaciuta tantissimo.
A tuo marito, gli sono piaciute le tagliatelle che gli hai preparato? No, purtroppo (=desgraciadamente) a lui non sono piaciute, ma a mia madre sì.
A te sono piaciute le canzoni che abbiamo cantato a lezione? Alcune mi sono piaciute, altre no.
Mi sono piaciuti molto i quadri di questa mostra.
A me non è piaciuta la pizza che abbiamo mangiato ieri.

  Compiti: scrivere 5 frasi con 'c'è stato/-a, ci sono stati/-e' e 5 frasi con mi è piaciuto/-a, mi sono piaciuti/-e'.
 


Ventesima lezione, lunedì trentuno marzo duemilaquattordici

Domande e risposte:

- Anna, sei stata a Parigi? (=¿has estado en París?)
- Sí, ci ('ci' sostituisce 'a Parigi') sono stata l'estate scorsa (=estuve el verano pasado).

- Carlo, sei stato in India? (=has estado en India?)
- No, non ci sono mai stato (=no, nunca estuve)

- (Voi) siete stati a Madrid?
- Sì, (noi) ci siamo stati tre anni fa (=hace tres años)
  
Attenzione alle concordanze: 
- Mio marito è stato in vacanza in Germania.
- Mia moglie è stata in vacanza a Stoccolma.
- I miei figli sono stati in vacanza in Giappone.
-Le mie figlie sono state in vacanza a Maiorca. 

Preposizioni di luogo: in e a
in+nazione    in Italia, in Spagna, in Germania
in+regione    in Catalogna, in Toscana, in Bretagna
in+continente     in Europa,  in Africa
in+isole grandi    in Sicilia, in Sardegna

a+città     a Barcellona, a Roma, a Londra
a+isole piccole   a Ibiza, a Maiorca, a Capri

COMPITI: COMPRENSIONE ORALE

Ascolta l'intervista a Fernando Alonso e rispondi alle domande:


- Alonso, fuori dalla pista, è una persona lenta e pigra?
- Alonso, da bambino, sognava di essere un pilota della Ferrari? 
- A che età Alonso prova il go-kart?  
- Alonso è una persona estroversa, aperta e curiosa o una persona introversa, chiusa e diffidente?
- Che cosa cambierebbe del suo carattere?
-  L’ultima volta che Alonso è stato felice è quando ha ricevuto la telefonata del re? 
- Quando è in difficoltà a chi chiede consiglio e aiuto?
- Chi farebbe ritornare in vita?
- Zapatero è un gran tifoso della Formula 1; nel 2003 Alonso ricevette una sua telefonata? Vero o falso?
- Quale famoso pilota si è spaventato per la velocità a cui andava?
- Come si chiama la Ferrari che guida Alonso sulla pista di Fioromo e quale pilota famoso ha lavorato alla sua costruzione?


Ecco qui le domande a cui Alonso ha risposto, ora prova tu a rispondere:

- Che cosa non sopporti negli altri?

- Il tratto principale del tuo carattere?

- Cos’è che cambieresti del tuo carattere?

- Quando sei stata/o felice l’ultima volta?

- Quand’è l’ultima volta che sei stato/a in crisi, infelice e triste?

- Se potessi far ritornare qualcuno in vita, chi sarebbe?

- Chi è la persona a cui chiedi aiuto quando sei in difficoltà?




Diciannovesima e ultima lezione del secondo trimestre, diciassette marzo duemilaquattordici


 GRAMMATICA: IL PASSATO PROSSIMO E IL PASSATO REMOTO INDICATIVO

In italiano abbiamo due tempi verbali che esprimono, dal punto di vista temporale, un'azione fatta e conclusa nel passato: il passato remoto e il passato prossimo. Noi impareremo il passato prossimo, poiché è il tempo verbale più utilizzato nella lingua parlata e si può comodamente usare sia per parlare di un avvenimento successo questa mattina o qualche giorno  fa sia di un avvenimento successo un milione di anni fa. Infatti, il passato prossimo rende il racconto più vicino a noi, più collegato con la realtà presente.

Questa mattina ho fatto la pizza
Ieri mattina (=ayer por la mañana) ho fatto la pizza
La settimana scorsa (=la semana pasada) ho fatto la pizza
Tre settimane fa (=hace tres semanas) ho fatto la pizza
Il mese scorso (=el mes pasado) ho fatto la pizza
L'anno scorso (=el año pasado) ho fatto una pizza buonissima
20 anni fa (=hace 20 años) ho fatto la mia prima pizza 


Invece, il passato remoto ha la caratteristica di essere più usato nella lingua scritta (testi storici, giuridici, romanzi, racconti, favole).

Nel 1946 gli italiani votarono per la Repubblica. 
Nel 1936 scoppiò la guerra civile spagnola. 
I romani dichiararono guerra ai cartaginesi.
Cappuccetto Rosso andò nel bosco dove incontrò il lupo.
Romeo si innamorò di Giulietta.

Per quanto riguarda il parlato, la sua diffusione è abbastanza alta nel sud Italia (specialmente in Sicilia), scarsa nel centro Italia e praticamente assente nell'Italia del nord. Però, al di là (=más allá) delle sue caratteristiche stilistiche e geografiche, il passato remoto rende un discorso lontano sia nel tempo sia nella sua percezione psicologica: una favola, una novella, un racconto, anche il testo di una canzone, al passato remoto collocano la narrazione in una dimensione epica, lontana dalla realtà di tutti i giorni.



FORMAZIONE DEL PASSATO PROSSIMO  
Il passato prossimo è formato da due elementi:
 l’ausiliare (essere o avere al presente indicativo) + il participio passato del verbo.

Formazione del participio passato:

Il participio passato si forma togliendo al verbo la desinenza dell’infinito (are; ere; ire) e aggiungendo la desinenza del participio passato:

Verbi in -are ⇒ participio passato -ato (cambiare ⇒cambiato)
Verbi in -ere ⇒participio passato -uto (vendere ⇒venduto)
Verbi in -ire ⇒ participio passato -ito (partire ⇒partito)
Ora osserva la tabella:

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI:

CAMBIARE                               VENDERE                    PARTIRE
Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io
ho cambiato ho venduto  sono  partito – a
tu hai cambiato hai venduto  sei  partito – a
lui – lei ha cambiato ha venduto  è  partito – a
noi abbiamo cambiato abbiamo venduto  siamo  partiti – e
voi avete cambiato avete venduto  siete  partiti – e
loro hanno cambiato hanno venduto  sono  partiti – e



PASSATO PROSSIMO DEI VERBI ESSERE E AVERE
Soggetto Ausiliare Participio passato Ausilaire Participio passato
io sono stato – a ho avuto
tu sei stato – a hai avuto
lui – lei è stato – a ha avuto
noi siamo stati – e abbiamo avuto
voi siete stati – e avete avuto
loro sono stati – e hanno avuto

Come potete vedere dalle tabelle, con l’ausiliare avere il participio passato non cambia, invece con l'ausiliare essere il participio si comporta come un aggettivo con 4 terminazioni (-o, -a, -i, -e).

ESSERE O AVERE?

- L’ausiliare avere si usa con i verbi transitivi, ossia con quei verbi che rispondono alle domande: chi? che cosa?  
Qualche esempio: 
Ho mangiato (cosa?) una mela. 
Abbiamo incontrato (chi?) Lucia.

- L’ausiliare essere si usa con quasi tutti i verbi intransitivi, ossia con i verbi che non rispondono alla domanda: chi? che cosa? Per esempio:
sono uscito presto stamattina. E Con l’ausiliare essere il participio passato concorda con il genere (maschile-femminile) e il numero (singolare-plurale) del soggetto:

Marta è andata al mare
Luca è andato al mare
Marta e Natalia sono andate al mare
Luca e Alex sono andati al mare.

L’ausiliare essere si usa con:

i verbi di movimento: partire; uscire; entrare; tornare, andare; venire; arrivare; cadere; etc.: sono partito/-a, sono uscito/-a; sono entrato/-a; sono tornato/-a; sono venuto/-a; sono arrivato/-a; sono caduto/-a. Eccezioni: passeggiare (ho passeggiato); camminare (ho camminato), viaggiare (ho viaggiato), guidare (ho guidato), ballare (ho ballato); nuotare (ho nuotato).
Tutti i verbi riflessivi: alzarsi; svegliarsi; lavarsi etc. (mi sono alzato/-a; ti sei svegliato/-a; mi sono lavato/-a)
i verbi di stato: essere; stare; rimanere; restare (sono stato/-a; sono rimasto/-a, sono restato/-a)
i verbi di cambiamento: diventare (=hacerse, convertirse); nascere; morire; crescere; ingrassare (=engordar); dimagrire (=adelgazar): (sono diventato/-a; sono nato/-a; sono morto/-a; sono ingrassato/-a; sono dimagrito/-a) 
- i verbi impersonali: piacere; sembrare; accadere (=acontecer), succedere (=suceder), capitare (=pasar); durare (mi è piaciuto/-a, mi sono piaciuti/-e; mi è sembrato/-a, mi sono sembrati/-e; è accaduto/-a; sono accaduti/-e; è successo/-a, sono successi/-e; è capitato/-a, sono capitati/-e; è durato/-a, sono durati/-e). Nella maggior parte dei casi si usano alla 3ª persona singolare e plurale e con i pronomi indiretti.

Compiti per lunedì 31 marzo 2014: 
Fare gli esercizi 1, 2, 3, 4 a pagina 78-79 del libro e gli esercizi 1, 2, 3, 4, 5 a pagina 71-72 delle fotocopie.

Diciottesima lezione, tre marzo duemilaquattordici

Lessico: la famiglia 
Mio padre e mia madre sono i miei genitori (=mis padres)
Il marito la moglie formano una coppia sposata (=el marido y la mujer forman una pareja casada).
Mio figlio e mia figlia sono i miei figli (=mis hijos)/le mie figlie (femminile)
Mio fratello e mia sorella sono i miei fratelli (=mis hermanos)/ le mie sorelle (femminile)
Mio nonno e mia nonna sono i miei nonni (=mis abuelos)/le mie nonne (femm.)
Mio zio mia zia sono i miei zii (=mis tios)/ le mie zie (femm.)
Mio cugino e mia cugina sono i miei cugini (=mis primos)/ le mie cugine (femm.)
Mio nipote e mia nipote sono i miei nipoti (=mis nietos o mis sobrinos)/le mie nipoti (femm.)
Mio suocero e mia suocera sono i miei suoceri (=mis suegros)
Mio cognato mia cognata sono i miei cognati (=mis cuñados)/le mie cognate (femm.)
Mio genero mia nuora sono i miei generi (=mis yernos).

GRAMMATICA: COMPARATIVO DI MAGGIORANZA E MINORANZA
-Normalmente si usa più / meno ....di.... per paragonare:
a) sostantivi: 
Mio fratello Maurizio è più simpatico di mia sorella Luisa.
L'aereo è più veloce dell'aereo.
In Italia il calcio è più popolare del basket.

b)pronomi personali:
Mio fratello è più piccolo di me
Tu sei più bella di lei
Voi siete più simpatici di noi

-Normalemente si usa più/meno....che.... per paragonare:
a) aggettivi:
mio fratello è più simpatico che intelligente.
b) verbi:
Leggere è più interessante che guardare la tv.
c) pronomi o sostantivi preceduti da una preposizione:
Anna è più gentile con me che con te.
L'olio costa meno in Spagna che in Italia.
d) quantità, numeri:
In Italia ci sono meno uomini che donne


Compiti: fare gli esercizi sull'aggettivo possessivo: 2, 3 e 5 a pagina 54-55



Diciassettesima lezione, ventiquattro febbraio duemilaquattordici

GRAMMATICA. AGGETTIVI POSSESSIVI
PersonaMaschile singolareFemminile singolareMaschile pluraleFemminile plurale
iomiomiamieimie
tutuotuatuoitue
lui – lei-Leisuosuasuoisue
noinostronostranostrinostre
voivostrovostravostrivostre
loroloroloroloroloro
Come tutti gli aggettivi anche quelli possessivi concordano nel genere (maschile e femminile) e nel numero (plurale e singolare) del nome a cui si riferiscono.
Solo alla terza persona plurale l’aggettivo non cambia (loro).
Qualche esempio:
Maschile singolare: Il mio libro.
Maschile plurale: I miei libri
Femminile singolare: La mia casa
Femminile plurale: Le mie case
Gli aggettivi possessivi nel libro o nelle fotocopie sono a pagina 53.
Sedicesima lezione, diciassette febbraio duemilaquattordici


GRAMMATICA: Verbi riflessivi e reciproci (pagina 59 del libro o delle fotocopie)

LA GIORNATA DI PATRIZIA

La mattina mi sveglio alle 7:00, mi lavo, mi vesto e mi preparo la colazione, il mio gatto si sveglia insieme a me, fa colazione anche lui e poi si addormenta di nuovo. Arrivo al lavoro alle 8:30 e mi siedo davanti al computer, lavoro per un paio d’ore e verso le 10:30 mi alzo per andare a prendere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con i miei colleghi. Alle 13:00 vado a pranzo, mi mangio un panino, mi fumo una sigaretta e poi torno al lavoro fino alle 18:00. Ogni tanto passo una serata con gli amici. Io e i miei amici ci incontriamo in un pub in centro, beviamo qualcosa e a volte andiamo al cinema o in discoteca, mi diverto molto insieme a loro. A fine serata io e i miei amici ci salutiamo e io torno a casa e, anche se sono stanca, non mi pento della bella serata passata in compagnia.

I verbi riflessivi sono verbi accompagnati da un pronome riflessivo (mi, ti, si, ci, vi, si) che concorda con il soggetto. Vengono generalmente usati per indicare che l’azione espressa dal verbo riguarda direttamente il soggetto che la esegue.
Esistono tipi diversi di verbi riflessivi che si differenziano a seconda della funzione del pronome.

1- I verbi riflessivi possono essere verbi transitivi (seguiti da un complemento diretto), come per esempio lavare o vestire. Questi verbi possono essere usati sia in maniera transitiva: io lavo una mela; io vesto un bambino; sia in maniera riflessiva: io mi lavo, io mi vesto. In questo caso l’azione espressa dal verbo si riflette direttamente sul soggetto. Qualche esempio: mi cambio, mi pettino (=me peino), mi diverto, mi addormento (=me duermo), mi sveglio (=me despierto) ecc.

2- Alcuni verbi riflessivi possono avere un valore reciproco, per esempio l’espressione: "ci vediamo domani!" indica che domani io vedo te e tu vedi me. Alcuni esempi: salutarsi, incontrarsi, abbracciarsi (=abrazarse), baciarsi (=besarse), dividersi, sposarsi (=casarse), separarsi.

3- Molto spesso può capitare che gli italiani trasformino verbi che non sono riflessivi in verbi riflessivi, per esempio: "mi mangio un panino e mi fumo una sigaretta"; l’uso del pronome in questo caso rende l’informazione che viene data (mangio un panino e fumo una sigaretta) più personale.

Vediamo ora come si coniugano i verbi riflessivi. Prendiamo come esempio il verbo chiamare nella sua forma riflessiva chiamarsi (che è verbo regolare della prima coniugazione 'chiamare').


io mi chiamo
tu ti chiami
lui – lei si chiama
noi ci chiamiamo
voi vi chiamate
loro si chiamano


Ecco la coniugazione di alcuni verbi imparati a lezione:

Accorgersi (=darse cuenta / percatarse): verbo regolare della seconda coniugazione

io mi accorgo
tu ti accorgi
lui/lei/Lei si accorge
noi ci accorgiamo
voi vi accorgete
loro si accorgono

A lezione abbiamo visto come si costruisce la frase con  questo verbo:
Mi accorgo di essere invecchiata (=me doy cuenta de que he envejecido)
Finalmente ti accorgi di essere una persona egoista (=por fin te das cuenta de que eres una persona egoista)
Accorgersi di + infinito: quando il soggetto della principale è lo stesso soggetto della subordinata. Invece (=en cambio):
Mi accorgo che la mia mamma è invecchiata (=me doy cuenta de que mi mamá ha envejecido)
Finalmente ti accorgi che sono egoista (= por fin te das cuentas de que soy egoista)
Accorgersi che + verbo coniugato: quando il soggetto della principale è diverso dal soggetto della subordinata.

Stessa regola con i verbi pensare, credere, supporre: 
Credo /penso/ suppongo di essere una persona sana ed equilibrata.
(credere/pensare/supporre di + infinito)
Credo/penso/suppongo che tu sia una persona sana ed equilibrata.
(credere/pensare/supporre che + congiuntivo)

Dimenticarsi (=olvidarse):
io mi dimentico
tu ti dimentichi
lui si dimentica
noi ci dimentichiamo
voi vi dimenticate
loro si dimenticano

Allo stesso modo si coniuga il verbo truccarsi (=maquillarse)
io mi trucco
tu ti trucchi
lui /lei / Lei si trucca
noi ci trucchiamo
voi vi truccate
loro si truccano



Preoccuparsi (ATTENZIONE ALL'ACCENTO DI QUESTO VERBO, VE LO MARCO IN ROSSO)
io mi preoccupo
tu ti preoccupi
lui/lei si preoccupa
noi ci preoccupiamo
voi vi preoccupate
loro si preoccupano

Sedersi (=sentarse): ricordatevi che 'sedere' è verbo irregolare della seconda coniugazione
io mi siedo
tu ti siedi
lui si siede
noi ci sediamo
voi vi sedete
loro si siedono



ATTENZIONE!
Per formare l’infinito di un verbo riflessivo si unisce il pronome all’infinito del verbo: lavare – lavarsi; incontrare – incontrarsi.

- Come in spagnolo o in catalano, quando c'è un verbo modale (potere, volere, dovere, sapere, cominiciare a, stare per, finire di, stare + gerundio) più l’infinito di un verbo riflessivo, il pronome può andare prima del verbo o dopo l'infinito:
Esempi:
Devo alzarmi presto  /   Mi devo alzare presto.
Vuoi sederti qui?     /     Ti vuoi sedere qui?
Comincio a truccarmi (=maquillarme)    /    Mi comincio a truccare

Per esercitarci con le prima persona del plurale, abbiamo fatto queste frasi durante la lezione:
Noi disoccupati (=nosotros, los parados) ci lamentiamo (=nos quejamos) perché non c'è lavoro.
Noi lavoratori (=nosotros, los trabajadores) ci svegliamo ogni mattina per andare a lavorare.
Noi donne (=nosotras, la mujeres) ci preoccupiamo dei figli.
Noi uomini (=nosotros, los hombres) ci radiamo (=nos afeitamos) ogni mattina. 
Noi esseri umani (nosotros, los seres humanos) ci dimentichiamo (=nos olvidamos) di essere felici.
Noi catalani ci impegniamo a parlare in catalano
Noi studenti d'italiano ci sforziamo di parlare in italiano.

Compiti: fare gli esercizi 2 e 3 a pagina 60 e 61 del libro o delle fotocopie. 


Quindicesima lezione, dieci febbraio duemilaquattordici

GRAMMATICA: L'AGGETTIVO QUALIFICATIVO
  • In italiano l'aggettivo concorda in genere ed in numero con il nome a cui si riferisce.
  • Se i nomi a cui un aggettivo si riferisce sono più di uno, si usa il plurale dell'aggettivo.
  • Se i nomi a cui un aggettivo si riferisce sono più di uno e di genere diverso si usa il maschile plurale.
  • Ci sono tre tipi di aggettivi che si distinguono per le terminazioni e si declinano esattamente come i nomi:
 Aggettivi con 4 terminazioni:



Singolare Plurale
Femminile Bella
buona
brava
Belle
buone
brave
Maschile Bello
buono
bravo
Belli
buoni
bravi
Esempi: 
Femminile singolare: la mia amica italiana è bella, buona e brava
Femminile plurale: le mie amiche italiane sono belle, buone e brave
Maschile singolare: il mio amico italiano è bello, buono, e bravo
Maschile plurale: i miei amici italiani sono belli, buoni e bravi

Aggettivi con 2 terminazioni:



Singolare Plurale
Femminile Intelligente
affascinante   
Intelligenti
affascinanti  
Maschile Intelligente
affascinante
Intelligenti
affascinanti
Esempi:
Femminile singolare: la mia amica italiana è intelligente e affascinante
Femminile plurale: le mie amiche italiane sono intelligenti e affascinanti
Maschile singolare: il mio amico italiano è intelligente e affascinante
Maschile plurale: i miei amici italiani sono intelligenti e affascinanti

 Aggettivi con 3 terminazioni:


Singolare
Plurale
Femminile e Maschile
Maschile
Femminile
Egoista Egoisti Egoiste
Pessimista Pessimisti Pessimiste
Cosmopolita Cosmopoliti cosmopolite
Esempi:
Femminile singolare: la mia vicina di casa è egoista
Femminile plurale: le mie vicine di casa sono egoiste
Maschile singolare: il mio vicino di casa è maschilista (=machista)
Maschile plurale: i miei vicini di casa sono maschilisti 

Alcuni aggettivi visti a lezione, al femminile
Bassa (=baja) Alta
Magra (=delgada) snella (=esbelta) Grassa (=gorda)
Bionda (=rubia) Bruna/mora (=morena) / castana (=castaño)
Sana Malata
Forte Debole
Introversa (=intorvertida) Estroversa (=extrovertido)
Amabile, simpatica Antipatica, scortese
Attiva, dinamica Pigra (=perezosa)
sincera bugiarda (=mentirosa)
Intraprendente (=emprendedora) Passiva
Ricca Povera
Umile Boriosa, vanitosa (=presumido)

Compiti: scrivere un tema sulla propria personalità (pregi, difetti, hobby), come nell'esempio:

Non sono molto alta, ma nemmeno (=pero ni siquiera) bassa. Sono di statura media. Ho i capelli brizzolati (=canoso), lisci e lunghi (=lisos y largos(. Non sono grassa, né (=ni) magra, diciamo che sono robusta. Ho gli occhi marroni, un naso lungo e un po' aquilino (=aguileño), e la mia bocca non è carnosa. Com'è il mio carattere? Sono una persona molto curiosa, socievole, ottimista e appassionata. Non sono di certo una persona tranquilla, anzi (=al contrario), sono una persona attiva e dinamica. Amo nuotare e mi piace cucinare. I miei difetti? Sono paurosa, nervosa e mi fido troppo degli altri (=confio demasiado en los otros)




Quattordicesima lezione, tre febbraio duemilaquattordici

COMPITI PER LA PROSSIMA LEZIONE: riempire gli spazi vuoti

 'Con le ................', canzone di Zucchero, cantata qui a cappella dai 'Neri per caso'

Con le ....................
sbucci le ..................
Me le sento addosso
Sulla  ....................
E accarezzi il ................
Con le ..................
Con le ................ se vuoi, ............. dire di sì
Far provare ................. sensazioni
Farsi trasportare ............... emozioni!

È un incontro di ..............
.................. amore
Con le .............. se vuoi, .............. dire di sì

Le tue........... così all'......................

Le tue ............. così all'improvviso

Si sono fatte ....................
Fuori e dentro di ..........

Con le ................... preghi
Il Signore
...................... un po' più in basso
Guardami
e ................... le finestre
Con le .................
Con le ................... se vuoi, ............... dire di sí

E provare ................... sensazioni
Farti trasportare ............... emozioni!

È un incontro di .................
................ amore.
Con le .................... se vuoi, ...................... dire di sí

Le tue .................... così
all'......................

Le tue .................... così all'improvviso
Si sono fatte .................
Fuori e dentro di ..............


Lessico: i negozi (=las tiendas) e i negozianti (=los comerciantes)


I negozi I negozianti
La farmacia Il / la farmacista
La panetteria Il panettiere /la panettiera
La macelleria (=la carnicería) Il macellaio / la macellaia
La tabaccheria (=el estanco) Il tabaccaio / la tabaccaia
La pasticceria (=la pastelería) Il pasticcere / la pasticcera
La cartoleria (=la papelería) Il cartolaio / la cartolaia
L'edicola (=el quiosco)

Il negozio di abbigliamento / la boutique (=tienda de ropa)

Il negozio di scarpe (=zapatería)



Il fruttivendolo / la fruttivendola


Il pescivendolo/ la pescivendola (=pescadería)
La ferramenta (=la ferretería)

La salumeria (=la cansaladería) Il salumiere / la salumiera

Se devo comprare dei pasticcini, vado in pasticceria
Se devo comprare delle focacce, vado in panetteria
Se devo comprare la carne, vado dal macellaio /dalla macellaia
Se devo compare della frutta, vado dal fruttivendolo / dalla fruttivendola

Regola grammaticale:
in + negozio (in pasticceria)
da + (+articolo) negoziante (dal pasticcere / dalla pasticcera).


I servizi pubblici:
La banca, la cassa di risparmio (=la caja de ahorro), il bancomat (=el cajero automático).
L’ospedale: il pronto soccorso (=urgencias)

Lufficio postale o Le poste (=correo)

La stazione dei treni, l’areoporto, il porto.

I trasporti pubblici: il treno, l'aereo (el avión), il traghetto (=el ferry), l’ạutobus, la corriera/il pullman (=el autocar), il tram, il taxi
La questura (=la comisaría): i carabinieri (= mossos d’esquadra), la guardia di finanza (=ispector de hacienda), i vigili urbani (=la guardia urbana), i vigili del fuoco/pompieri (=los bomberos), la polizia (=la guardia civil)

Il comune (=el ayuntamiento) 

Il museo

La biblioteca

La palestra (=el gimnasio)


Tredicesima lezione,  ventisette gennaio duemilaquattordici

GRAMMATICA: Espressioni di luogo
vicino a (= cerca de) ↔  lontano da (= lejos de)
accanto a / di fianco a (=a lado de)
intorno a (=alrededor de)
dietro a (=detrás de) ↔ Davanti a (=delante de) / di fronte a (=en frente de)
Sotto (=debajo de) ↔ Sopra / su+articolo determinativo (=encima de) 
Dentro (=dentro de/ In (=en) + articolo determinativo Fuori da/fuori di (=fuera de)
Tra/fra (=entre)
in fondo a (= en el fondo de)
in mezzo a (=en el medio de)
nell'angolo (= en la esquina)
a sinistra di (=a la izquierda de) a destra di (=a la derecha de)

Preposizioni articolate (preposizione semplice + articolo determinativo)
 
a+la = alla          di+ la = della                        su+la = sulla
a+le = alle          di+le = delle                         su+le = sulle
a+il = al              di+il = del                            su+il = sul
a+i = ai               di +i = dei                            su+i = sui
a+lo = allo         di+lo = dello                         su+lo = sullo
a+gli = agli        di+gli = degli                        su+gli = sugli
a+l' = all'           di+ l'= dell'                           su+l'= sull'

da+ la = dalla                        in+la = nella
da+le = dalle                         in+le = nelle
da+il = dal                             in+il = nel
da +i = dai                             in+i = nei
da+lo = dallo                         in+lo = nello
da+gli = dagli                        in+gli = negli
da+ l'= dall'                           in+l'= nell'

Esempi: 
In mezzo alla stanza (= el habitación), vicino alla finestra, c'è un divano (=un sofá).
Davanti al divano c'è uno scaffale (=la estantería).
Sopra lo scaffale c'è uno specchio (=el espejo).
Accanto allo specchio c'è un quadro.
Tra il divano e lo scaffale c'è un tavolino (=la mesita). 
La libreria è nell'angolo, accanto all'attaccapanni (=perchero).
Il bagno è in fondo al corridoio, tra il soggiorno (=el salón) e la camera da letto (=la habitación).
I libri sono sul tavolo.
Nell'armadio ci sono i vestiti. (=la ropa)

COMPITI:
Scrivere un tema descrivendo la pianta della propria casa, seguendo l'esempio delle fotocopie.

Dodicesima lezione, venti gennaio duemilaquattordici
GRAMMATICA: PRESENTE INDICATIVO dei VERBI IRREGOLARI

Eccoli i verbi irregolari più frequenti del presente indicativo. Dopo averli studiati  provate a fare questo test.
Vi conviene saperli e perciò vi propongo anche quest'attività. E un'altra ancora!

Per compiti: Scrivere un tema dal titolo 'La mia settimana'. 




Undicesima lezione, tredici dicembre duemilaquattordici
GRAMMATICA: Presente indicativo dei Verbi modali e del verbo sapere

GRAMMATICA: Gli avverbi di frequenza
Sempre
Di solito / solitamente/ normalmente
Spesso (= a menudo)
Qualche volta (= alguna vez) / A volte (= a veces)
Raramente
Mai

Esempi: 
il lunedì spesso pranzo con mio padre.
il lunedì sera vado sempre a lezione d'italiano.
il mercoledì qualche volta ceno con un'amica.
il giovedì a volte faccio colazione al bar.
il sabato qualche volta faccio l'aperitivo in un ristorante italiano.
Non vado mai al teatro.

Altre espressioni:
Ogni martedì (=cada martes) vado a lezione d'italiano
Tutti i martedì (= todos los martes) vado a lezione d'italiano
Il martedì (=el martes, en sentido de 'todos los martes') vado a lezione d'italiano 

Ogni mattina/tutte le mattine mi sveglio alle 8
Ogni pomeriggio/tutti i pomeriggi prendo un caffè
Ogni sera/tutte le sere faccio l'aperitivo con i miei amici

Il lunedì mattina (=el lunes por la mañana) faccio le pulizie (=hago la limpieza).
Il martedì pomeriggio (el martes por la tarde) faccio un pisolino (=hago la siesta).
Il mercoledì sera (el miercoles por la noche) vado in palestra (=voy al gimnasio).
La domenica mattina (=el domingo por la mañana) vado in montagna
Il fine settimana (=el fin de semana) vado in campagna (=voy al campo)


DOMANDE E RISPOSTE:
- Quante volte vai al teatro?
Una volta al mese
- Quante volte vai a mangiare fuori?
Tre volte alla settimana
- Quante volte vai in montagna?
Non ci vado mai
- Quante volte vai al museo?
Ogni fine settimana

COMPITI:
Leggere i verbi modali a pagina 38 e provate a fare l'esercizio 1 e 2. 

Decima lezione, nove dicembre duemilatredici

Oggi abbiamo fatto un esercizio di comprensione auditiva (pagina 37 delle fotocopie). Giulia ci racconta come è la sua giornata: a che ora si sveglia e che cosa fa durante il giorno. La sua famiglia è composta da suo marito, due figli e una gatta.

Compiti per le vacanze di Natale: esercizi 7, 9 e 11 a pagina 31 e 32 e lettura dell'email a pagina 39, esercizio 2a.


Nona lezione, due dicembre 2013
GRAMMATICA: 
Verbi regolari del Presente Indicativo: prima, seconda e terza coniugazione
 
CANTARE VEDERE SENTIRE PREFERIRE CONOSCERE LEGGERE
canto  vedo  sento preferisco conosco leggo
 canti vedi senti preferisci conosci leggi
 canta vede sente preferisce conosce legge
cantiamo vediamo sentiamo preferiamo conosciamo leggiamo
cantate vedete sentite preferite conoscete leggete
cantano vedono sentono preferiscono conoscono leggono

I verbi che finiscono in -care e -gare prendono una h nella seconda persona singolare (tu) e nella prima persona plulare (noi).
-->
GIOCARE TOCCARE CERCARE (buscar) PAGARE
LEGARE
(atar)
LITIGARE (discutir)
gioco tocco cerco pago lego Litigo
giochi tocchi cerchi paghi leghi litighi
gioca tocca cerca paga lega litiga
giochiamo tocchiamo cerchiamo paghiamo leghiamo litighiamo
giocate toccate cercate pagate legate litigate
giocano toccano cercano pagano legano litigano

-->
COMINCIARE
MANGIARE
comincio mangio
cominci mangi
comincia mangia
cominciamo mangiamo
cominciate mangiate
cominciano mangiano

 

Ottava lezione, venticinque novembre duemilatredici

GRAMMATICA: ARTICOLO INDETERMINATIVO


Femminile Singolare Plurale
Davanti a consonante Una donna
una ragazza
Delle donne
Delle ragazze
Davanti a vocale Un'amica
un'isola
Delle amiche
delle isole


Maschile Singolare Plurale
Davanti a consonante Un ragazzo
un bambino
Dei ragazzi
dei bambini
Davanti a vocale Un amico
un uomo
Degli amici
degli uomini
Davanti a s+consonante Uno studente
uno strumento
Degli studenti
degli strumenti
Davanti a z Uno zaino Degli zaini
Davanti a ps Uno psicologo Degli psicologi
Davanti a y Uno yogurt Degli yogurt
Davanti a gn Uno gnocco Degli gnocchi
Davanti a x Uno xilofono Degli xilofoni


Compiti:
Scrivere un breve indovinello come nell'esempio:
È spagnola, è un'attrice molto famosa anche se non è un'attrice molto brava. Vive tra la Spagna e gli Stati Uniti ed è sposata con un attore molto bravo. Tutti e due hanno vinto un Oscar come attori non protagonisti. Chi è?

Settima lezione, diciotto novembre duemilatredici

GRAMMATICA: GLI ARTICOLI DETERMINATIVI

FemminileSingolarePlurale
Davanti a consonanteLa donna
la ragazza
Le donne
le ragazze
Davanti a vocaleL'amica
l'isola
Le amiche
le isole


Maschile Singolare Plurale
Davanti a consonante il ragazzo
il bambino
i ragazzi
i bambini
Davanti a vocale l'amico
l' uomo
gli amici
gli uomini
Davanti a s+consonante lo studente
lo strumento
gli studenti
gli strumenti
Davanti a z lo zaino gli zaini
Davanti a ps lo psicologo gli psicologi
Davanti a y lo yogurt gli yogurt
Davanti a gn lo gnocco gli gnocchi
Davanti a x lo xilofono gli xilofoni

Sesta lezione, undici novembre duemilatredici


GRAMMATICA: espressioni con l'ausiliare avere
1) Avere bisogno di qualcosa o di qualcuno (=necesitar algo o alguien)

io ho bisogno di mangiare
tu hai bisogno di soldi (=necesito dinero)
lui, lei, Lei ha bisogno di sua figlia
noi abbiamo bisogno di dormire
voi avete bisogno di imparare italiano
loro non hanno bisogno di niente (=ellos no necesitan nada)

Domande e risposte: 
- Di che cosa hai bisogno per essere felice (=que necesitas para ser feliz?)?
- Ho bisogno di essere amata (=necesito ser amada)

-Hai bisogno di riposarti oggi pomeriggio? (=necesitas descansar esta tarde?)
Sí, ne ho molto bisogno (= sí, lo necesito mucho)



2) Avere voglia di qualcosa o qualcuno (=tener ganas de algo o alguien)

io ho voglia di te (=tengo ganas de ti)
tu hai voglia di una birra
lui, lei, Lei ha voglia di un gelato
noi abbiamo voglia di parlare in italiano
voi avete voglia di imparare l'italiano
loro hanno voglia di vedere un film in italiano

Domande e risposte: 
Di che cosa hai voglia?
Ho voglia di andarmene un mese in un posto caldo e tranquillo (=tengo ganas de irme un mes a un sitio caliente y tranquilo)

- Avete voglia di cantare una canzone in italiano?
- Certo, ne abbiamo voglia

Per compiti: ascoltare e capire la canzone di Pink Martini "Una notte a Napoli"
 
Una notte a Napoli
Con la luna e il mare
Ho incontrato un angelo
Che non poteva più volar
Una notte a Napoli
Delle stelle si scordò
E anche senza ali
In cielo mi portò

Con lui volando lontano dalla terra
Dimenticando le tristezze della sera
In paradiso, oltre le nuvole
Pazza d'amore come le lucciole

Quanto tempo può durare?
Quante notti da sognare?
Quante ore, quanti giorni
E carezze infinite
Quando ami da morire
Chiudi gli occhi e non pensare
Il tempo passa, l'amore scompare
E la danza finirà!
Una notte a Napoli
Con la luna e il mare
Ho incontrato un angelo
Che non poteva più volar

Una notte a Napoli
Delle stelle si scordò
E anche senza ali
In cielo mi portò

Tristemente tutto deve finire

Ma quando il cuore mi ha spezzato
Ed in cielo mi ha abbandonato
Adesso sulla terra son tornata
Mai più di amare mi sono rassegnata

Ma guardo su!

Quanto tempo può durare?
Quante notti da sognare?
Quante ore, quanti giorni
E carezze infinite?
Quando ami da morire
Chiudi gli occhi e non pensare
Il tempo passa, l'amore scompare
E la danza finirà!
Una notte a Napoli
Con la luna e il mare
Ho incontrato un angelo
Che non poteva più volar
Una notte a Napoli
Delle stelle si scordò
E anche senza ali

In cielo mi portò

In cielo mi portò
In cielo mi portò
In cielo mi portò


Quinta lezione, quattro novembre duemilatredici

LESSICO:
I giorni della settimana
il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato, la domenica e il fine settimana / il weekend

Le quattro stagioni e i mesi dell'anno:
- L'inverno e i mesi invernali: dicembre, gennaio, febbraio.
- La primavera e i mesi primaverili: marzo, aprile, maggio.
- L'estate e i mesi estivi: giugno, luglio, agosto.
- L'autunno e i mesi autunnali: settembre, ottobre, novembre. 

I NUMERI



 1  uno / una  11  undici  21  ventuno
 2  due  12  dodici  22  ventidue
 3  tre  13  tredici  23  ventitré
 4  quattro  14  quattordici  24  ventiquattro
 5  cinque  15  quindici  25  venticinque
 6  sei  16  sedici  26  ventisei
 7  sette  17  diciassette  27  ventisette
 8  otto  18  diciotto  28  ventotto
 9  nove  19  diciannove  29  ventinove
 10  dieci  20  venti  30  trenta



Numeri da 40 in su
 40  quaranta  500  cinquecento
 50  cinquanta  600  seicento
 60  sessanta  700  settecento
 70  settanta  800  ottocento
 80  ottanta  900  novecento
 90  novanta  1.000  mille
 100  cento  1.500  millecinquecento
 200  duecento  2.000  duemila/tremila...
 300  trecento  10.000  diecimila
 400  quattrocento  1.000.000  un milione

Uno ha le stesse forme dell'articolo indeterminativo, per cui cambia a seconda del genere e della lettera iniziale del nome che precede:
In questa stanza ci sono un professore, uno studente, una casalinga e un'attrice

I multipli di 10, da 20 a 90, perdono la vocale finale davanti a uno e otto, mentre acquistano un accento sull'ultima sillaba quando sono uniti a tre:

21 = ventuno, 28 = ventotto, 31 = trentuno , 38 = trentotto, etc.
23 = ventitré, 33 = trentatré, 43 = quarantatré , etc.

I numeri fino a 1000 sono scritti come un'unica parola. 
754 = settecentocinquantaquattro
1.054 = millecinquantaquattro
24 luglio 1997 = ventiquattro luglio millenovecentonovantasette
184.678 euro = centottantaquattromilaseicentosettantotto euro

Milione e miliardo (billion) hanno il plurale (milioni / miliardi) e non sono scritti come un'unica parola:

4.008.000.000 = quattro miliardi e otto milioni


Domande e risposte:
-Lucia, quando sei nata? Sono nata il nove dicembre millenovecentosettantuno, alle sei di pomeriggio.
- Marco, quando sei nato? Sono nato il 15 giugno millenovecentottantatré, alle sei di mattina.
- Qual è il tuo numero di telefonino? seicentoventicinque, novecentodiciannove,  duecentodiciassette

Euro e Centesimi: è economico (=es barato), è caro
Quanto costa a Barcellona l'affitto di un appartamento (= el alquiler de un piso)? Dipende dal quartiere. Nel quartiere di Poblenou, un appartamento di settanta metri quadri costa circa settecentocinquanta euro.
Quanto costa un giornale (=un periódico)? un euro e cinquanta centesimi
Quanto costa un biglietto della metropolitana? il costo del biglietto ordinario è di due euro (carissimo!!!), mentre il costo del carnet dieci viaggi è di nove euro e ottanta centesimi.

COMPITI: esercizio 5 e 6 delle fotocopie.

Quarta lezione, ventotto ottobre duemilatredici

GRAMMATICA
Presente indicativo del verbo piacere (=gustar) preceduto dal pronome personale indiretto:

mi piace / mi piacciono (= me gusta/ me gustan)
ti  piace / ti piacciono (=te gusta/ te gustan)
gli (=a él) piace / gli piacciono (=le gusta/ le gustan)
le (=a ella) piace / le piacciono (=le gusta/ le gustan)
Le (a usted) piace / Le piacciono (=le gusta/ le gustan)
ci (=nos) piace / ci piacciono (=nos gusta/ nos gustan)
vi (=os) piace / vi piacciono (=os gusta/ os gustan)
gli (=les) piace / gli piacciono (=les gusta/ les gustan)

Si può dire anche in questo modo:
a me piace /a me piacciono
a te piace / a te piacciono
a lui piace / a lui piacciono
a lei piace / a lei piacciono
a Lei piace / a Lei piacciono
a noi piace / a noi piacciono
a voi piace / a voi piacciono
a loro piace / a loro piacciono

Però ATTENZIONE! 
In italiano non si può dire 'a me mi piace il gelato'.
È invece corretto dire 'mi piace il gelato' o 'a me piace il gelato'.

Qualche esempio: 

Ti piace Barcellona? Sí, mi piace moltissimo
Ti piacciono di più (=te gustan más) gli spaghetti con le vongole (=con almejas) o con le cozze (=con mejillones)? a me non piacciono gli spaghetti, preferisco le linguine (=los tallarines).
Vi piace imparare italiano? Sí, ci piace moltissimo.
A tuo marito piace guidare la macchina (=conducir el coche)? No, non gli piace per niente.
A tua figlia piacciono i libri di fantascienza (=de ciencia ficción)? Così, così, non le piacciano molto

GRAMMATICA: 
Che cosa c'è nella tua camera? c'è un letto e c'è un armadio. Ci sono anche molti libri.


Il verbo 'esserci' nelle sue forme di  c'è / ci sono (in spagnolo: hay   o está - están).

C'è si usa quando il soggetto è singolare:
c'è un libro sul tavolo (=hay un libro sobre la mesa)
A Londra c'è la nebbia (=hay niebla)
Pronto, c'è tuo fratello in casa  (=Hola, está tu hermano en casa)?

Ci sono si usa quando il soggetto è plurale:
ci sono due libri sul tavolo (=hay dos libros sobre la mesa)

A Parigi ci sono molti ristoranti (=hay muchos restaurantes)
A Roma ci sono molti musei. (=hay muchos museos)
Pronto, ci sono Paola e Teresa in casa  (=están Paola y Teresa en casa)?

COMPITI: esercizi 2 e 3 a pagina 21 e 22 delle fotocopie; e mettere le parole che mancano nella canzone di Nina Zilli

Cinquantamila.................
non basteranno perché
musica triste sei tu dentro di me.
Cinquantamila ..........
gettate al vento perché
eterno è il ricordo, il mio volto per te.
Non ....................., no, tu non ti voltare,
non vorrei mi vedessi cadere.

A me piace così,
che se sbaglio è lo ..............,
perché questo dolore è amore per te.
Cinquantamila ..........
 senza sapere perché
sono un ricordo .............. da te.

Cinquantamila ..............
non basteranno perché
musica triste sei tu dentro di me.

Non mi ................,
non lo senti il dolore,
....................... come un taglio nel sale.

A me piace così,
che se sbaglio è lo stesso,
perché questo dolore è amore per te.
A me piace così,
e non chiedo il ...............,
perché questo dolore
è amore per te.




Per esercitare c'è/ci sono abbiamo fatto l'esercizo 7 a pagina 23.

Terza lezione, ventuno ottobre duemilatredici

LESSICO:
Domande e risposte:
- Ciao Lucia, come stai?
- Bene, grazie, e tu?
- Non c'è male, grazie.

- Ciao Paolo, come va?
- Così così e tu?
- Tutto a posto/tutto o.k.


 - Ciao Luisa, come stai?
- Male, malissimo!!

Per esercitarsi con il verbo essere e il verbo avere, domande facili facili:

Essere+aggettivo che indica uno stato d'animo
(tu) sei felice? No, (io) non lo sono
Sei contenta/-o? Sí, soprattutto sono contenta quando vado a nuotare.
Sei arrabbiata/-o (=enfada-o/)? Sí, sono arrabbiatissima con il mio vicino di casa.
Sei stanca/-o (=cansada/-o)? Sí, sono stanca morta
Sei innamorata/-o? No, non lo sono
Sei stressata/-o? Bhé, siamo tutti un po' stressati

Avere+sostantivo
Hai sete? (sed) Si, sono assetata (=sedienta)
Hai fame? (=habre) Sí, sono affamata (=hambrienta)
Hai sonno? (=sueño) Sí, sono stanchissima
Hai un lavoro? (=trabajo) No, sono disoccupato (=estoy en el paro)
Hai figli? No, non ho figli
Hai una macchina? No, ho una bicicletta
Hai tempo libero? Sí, il fine settimana
Hai fretta? (=prisa) No, non ho fretta
Hai un cane/una cagna? (=perro/-a) No, ho una tartaruga
Hai una canna da pesca (=una caña para pescar)? No, ho una canna da fumare (=un porro para fumar)

COMPITI (=deberes): fare l'ercizio numero 5 della prima pagina delle fotocopie.

E per finire la canzone di Gianna Nannini, 'Meravigliosa creatura'.

Molti mari e fiumi
attraverserò,
dentro la tua terra
mi ritroverai.
Turbini e tempeste
io cavalcherò,
volerò tra i fulmini
per averti.
Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto,
occhi di sole
mi bruciano in mezzo al cuore
amo la vita meravigliosa.
Luce dei miei occhi,
brilla su di me,
voglio mille lune
per accarezzarti.
Pendo dai tuoi sogni,
veglio su di te.
Non svegliarti, non svegliarti ancora.

Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto.
Occhi di sole,
mi tremano le parole,
amo la vita meravigliosa.

Meravigliosa creatura,
un bacio lento,
meravigliosa paura
di averti accanto.
All'improvviso
tu scendi nel paradiso.
muoio d'amore meraviglioso




Seconda lezione, quattordici ottobre duemilatredici

Una nuova domanda: 
Qual è la tua email? 
pataluci @ (CHIOCCIOLA) gmail. (PUNTO) com


GRAMMATICA: Le preposizioni

- di (indica l'origine)
Di dove sei? Sono italiana, di Recanati
Di dove sei? Sono catalana, di Barcellona. 
Di dove sei? sono spagnola, di Malaga.
Di dove sei? (sono) inglese, di Londra
Di dove sei? (sono) francese, di Parigi
Di dove sei? (sono) tedesca, di Berlino

- in + continente, nazione, regione
Dove abiti? In Europa.
Dove abiti?  In Spagna
Dove abiti?  In Catalogna

- a + città, quartiere (=barrio)
Dove vivi? A Parigi 
Dove vivi? A Barcellona
In quale quartiere vivi? A Poblenou.

- in + Via (=calle), Corso (=avenida), Piazza 
Dove abiti? In Via Garibaldi 55

I SOSTANTIVI:



Singolare Plurale
Maschile: nomi in -o il ragazzo i ragazzi


il bambino i bambini


il libro i libri
Femminile: nomi in -a la ragazza le ragazze


la bambina le bambine


la donna le donne

-->


Singolare Plurale
Maschile: nomi in -e il cameriere i camerieri


il ristorante i ristoranti


il fiore i fiori
Femminile: nomi in -e la madre le madri


l'attrice le attrici


l'opinione le opinioni

Compiti (=deberes): fare l'esercizio numero 4 a pagina 8 delle fotocopie.



Prima lezione d'italiano: lunedí sette ottobre duemilatredici

Salve (saluto formale)/ Ciao (saluto informale)
Mi chiamo Lucia Patarca
Sono italiana,  di Recanati, nelle (=en las) Marche.
Abito a Barcellona, nel quartiere (=barrio) di Poblenou.
Sono insegnante d’italiano e di cucina italiana.
Ho 41 (quarantuno) anni.
Ho una figlia di 6 anni.
 Mi piace molto (=me gusta mucho) nuotare (=nadar), cucinare (=cocinar), vedere film (=ver películas) e stare con gli amici (=los amigos). Non mi piace per niente (=no me gusta nada) stirare (=planchar) e lavare i piatti (=limpiar los platos)

Perché vuoi imparare l'italiano?
Per amore
Per studio
Per la famiglia
Per gli amici
Perché mi piace la lingua
Perché vado in Italia il prossimo anno o i prossimi mesi. 

PAROLE IMPORTANTI da ricordare:
Anche (=también)
Anch’io (=yo también)
Neanch'io (=yo tampoco)
Anche se (=aunque)
Insieme (=juntos)
In coppia (=en pareja)
Lo stesso (=lo mismo)
E (=y)
Ma/però (=pero)
Adesso /Ora (=ahora)
O/Oppure (=O)
Allora/Quindi (=entonces, pues)
Dopo (=después)
Prima (=antes)
Ancora (=todavía)
Poi (=luego)

DOMANDE E RISPOSTE (=preguntas y respuestas)

Pronomi interrogativi:
Come ti chiami? Lucia / Mi chiamo Lucia
Di dove sei ? Sono italiana, di Recanati, nelle Marche.
Dove abiti adesso? A Barcellona, nel quartiere di Poblenou
Che lavoro fai? Sono insegnante d’italiano e di cucina italiana
Quanti anni hai? Ho 40 (quaranta) anni
Perché sei in Spagna? Per lavoro e per amore
Qual è il tuo numero di telefonino? 656789222

Verbo essere (ser/estar)            Verbo avere (tener)
   io sono                                           io ho
   tu sei                                              tu hai
  lui (=él) è                                       lui ha
  lei (=ella) è                                     lei ha
  Lei (=usted) è                                 Lei ha
  noi siamo                                      noi abbiamo
  voi siete                                         voi avete
  loro sono                                        loro hanno



Infine abbiamo cantato la canzone Volare di Domenico Modugno
 Penso che un sogno così non ritorni mai più
mi dipingevo le mani e la faccia di blu
poi d'improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito
Volare oh, oh,
cantare oh, oh
nel blu dipinto di blu,
felice di stare lassù
e volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su
mentre il mondo pian' piano spariva lontano laggiù
una musica dolce suonava soltanto per me
Volare oh, oh,
cantare oh, oh
nel blu dipinto di blu,
felice di stare lassù
ma tutti i sogni nell'alba svaniscon' perché
quando tramonta la luna li porta con sé
ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli
che sono blu come un cielo trapunto di stelle
Volare oh, oh,
cantare oh, oh
nel blu degli occhi tuoi blu,
felice di stare quaggiù
e continuo a volare felice più in alto del sole ed ancora più su
mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu
la tua voce è una musica dolce che suona per me
Volare oh, oh,
cantare oh, oh |
nel blu degli occhi tuoi blu,
 felice di stare quaggiù  - con te



Letture facili in italiano:

C.M. Naddeo: Mafia, amore& polizia, Alma Ediz.
- G. Ducci: Pasta per due, Alma Ediz.
- A. De Giuli: Dolomiti (italiano facile), Alma Ediz.
-- DE GIULI/NADDEO: Modelle, pistole e mozzarelle, Alma Ed.
- CAMPANINI, F.: L’ultimo Caravaggio,
- GINZBURG, N.: La strada che va in città, Einaudi.