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Italiano LIVELLO 1: GIOVEDÌ 19.30-21.00 (Scuola Barrufet)


 Lezione del 27 ottobre 2016:

RIPASSIAMO LE PREPOSIZIONI:

Le preposizioni che indicano il posto in cui si è o si va (=el lugar en el que se está o se va) sono IN, A e DA.


1) La preposizione 'IN' è usata:
- quando il posto è un continente, una nazione, una regione e un'isola grande:
- Lucia è/va in Italia
- noi siamo / andiamo in Toscana.
- Mia zia vive in America.
- La scorsa estate sono andata in Cina
- Il viaggio più avventuroso che ho fatto è stato in Africa.
- L'ultima vacanza che ho fatto è stata in Tailandia.
- Il viaggio più lungo che ho fatto è stato negli Stati Uniti.

2) La preposizione 'A' è usata:
- quando il posto è una città e un'isola piccola.
Lucia è/va a Roma
- noi siamo/andiamo a Barcellona.
- lo scorso capodanno sono stata a Firenze.
- La prima vacanza che ricordo è stata a Menorca 20 anni fa.
- Il limoncello più buono che ho assaggiato è stato a Ischia.


3) La preposizione 'DA' è usata:
- quando il posto è una persona:
- sono / vado da Carla
-sono / vado dal dentista.

Per ripassare di più clicca qui:
 http://scusiparlaitaliano.blogspot.com.es/search?q=IN+

COMPITI PER GIOVEDÌ PROSSIMO: 
Scegliere una regione italiana e cercare delle informazioni da portare a lezione.


Lezione del 20 ottobre 2016 

Viaggio attraverso le regioni italiane:
Tutte le regioni italiane (clicca sopra).

GIOCHI SULLE REGIONI E LE CITTÀ ITALIANE: 
http://www.giochi-geografici.com/

BREVI VIDEO SULLE REGIONI ITALIANE: (clicca sopra)



GRAMMATICA:
Quali pronomi mettiamo davanti al verbo 'piacere'? I PRONOMI DIRETTI
pronome  indiretto + verbo 'piacere' alla terza persona singolare e plurale
mi / a me piace/piacciono
ti / a te piace/ piacciono
gli / a lui piace/ piacciono
le / a lei piace / piacciono
Le / a Lei piace /piacciono
ci / a noi piace/piacciono
vi / a voi piace/piacciono
gli / a loro piace/ piacciono

Attenzione! 
Non è corretto  dire 'a me mi piace il gelato'. Si dice 'mi piace il gelato' o 'a me piace il gelato'.

Qualche esempio: 
Ti piace Barcellona? A me piace di più Parigi.
Ti piacciono di più gli spaghetti con le vongole (=con almejas) o con le cozze (=con mejillones)? a me non piacciono gli spaghetti, preferisco le linguine (=tallarines).
Vi piace imparare italiano? Sí, ci piace moltissimo.

Stesso verbo e stessi pronomi al PASSATO PROSSIMO:

mi / a me è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
ti /a te è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
gli /a lui è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
le /a lei è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
Le /a Lei è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
ci /a noi è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
vi /a voi è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e
gli /a loro è piaciuto/-a, sono piaciuti/-e

Qualche esempio: 
Ti è piaciuto il film? No, non mi è piaciuto molto
Vi è piaciuta la mostra di Pasolini? Sì, ci è piaciuta tantissimo.
A tuo marito, gli sono piaciute le tagliatelle che gli hai preparato? No, purtroppo (=desgraciadamente) a lui non sono piaciute, ma a mia madre sì.
A te sono piaciute le canzoni che abbiamo cantato a lezione? Alcune mi sono piaciute, altre no.
Mi sono piaciuti molto i quadri di questa mostra.
A me non è piaciuta la pizza che abbiamo mangiato ieri.



Lezioni del 6 e 13 ottobre del 2016
 GRAMMATICA: IL PASSATO PROSSIMO (el pretérito perfecto de indicativo) E IL PASSATO REMOTO INDICATIVO (el pretérito indefinido de indicativo)


In italiano abbiamo due tempi verbali che esprimono, dal punto di vista temporale, un'azione fatta e conclusa nel passato: il passato remoto (pretérito indefinido) e il passato prossimo (préterito perfecto). Noi impareremo il passato prossimo, poiché è il tempo verbale più utilizzato nella lingua parlata e si può comodamente usare sia per parlare di un avvenimento successo questa mattina o qualche giorno  fa sia di un avvenimento successo un milione di anni fa. Infatti, il passato prossimo rende il racconto più vicino a noi, più collegato con la realtà presente.

Questa mattina ho fatto la pizza
Ieri mattina (=ayer por la mañana) ho fatto la pizza
La settimana scorsa (=la semana pasada) ho fatto la pizza
Tre settimane fa (=hace tres semanas) ho fatto la pizza
Il mese scorso (=el mes pasado) ho fatto la pizza
L'anno scorso (=el año pasado) ho fatto una pizza buonissima
20 anni fa (=hace 20 años) ho fatto la mia prima pizza 


Invece, il passato remoto ha la caratteristica di essere più usato nella lingua scritta (testi storici, giuridici, romanzi, racconti, favole).

Nel 1946 gli italiani votarono per la Repubblica. 
Nel 1936 scoppiò la guerra civile spagnola. 
I romani dichiararono guerra ai cartaginesi.
Cappuccetto Rosso andò nel bosco dove incontrò il lupo.
Romeo si innamorò di Giulietta.

Per quanto riguarda il parlato, la sua diffusione è abbastanza alta nel sud Italia (specialmente in Sicilia), scarsa nel centro Italia e praticamente assente nell'Italia del nord. Però, al di là (=más allá) delle sue caratteristiche stilistiche e geografiche, il passato remoto rende un discorso lontano sia nel tempo sia nella sua percezione psicologica: una favola, una novella, un racconto, anche il testo di una canzone, al passato remoto collocano la narrazione in una dimensione epica, lontana dalla realtà di tutti i giorni.



FORMAZIONE DEL PASSATO PROSSIMO  
Il passato prossimo è formato da due elementi:
 l’ausiliare (essere o avere al presente indicativo) + il participio passato del verbo.

Formazione del participio passato:

Il participio passato si forma togliendo al verbo la desinenza dell’infinito (are; ere; ire) e aggiungendo la desinenza del participio passato:

Verbi in -are ⇒ participio passato -ato (cambiare ⇒cambiato)
Verbi in -ere ⇒participio passato -uto (vendere ⇒venduto)
Verbi in -ire ⇒ participio passato -ito (partire ⇒partito)
Ora osserva la tabella:

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI:

CAMBIARE                               VENDERE                    PARTIRE
Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io
ho cambiato ho venduto  sono  partito – a
tu hai cambiato hai venduto  sei  partito – a
lui – lei ha cambiato ha venduto  è  partito – a
noi abbiamo cambiato abbiamo venduto  siamo  partiti – e
voi avete cambiato avete venduto  siete  partiti – e
loro hanno cambiato hanno venduto  sono  partiti – e



PASSATO PROSSIMO DEI VERBI ESSERE E AVERE
Soggetto Ausiliare Participio passato Ausilaire Participio passato
io sono stato – a ho avuto
tu sei stato – a hai avuto
lui – lei è stato – a ha avuto
noi siamo stati – e abbiamo avuto
voi siete stati – e avete avuto
loro sono stati – e hanno avuto

Come potete vedere dalle tabelle, con l’ausiliare avere il participio passato non cambia, invece con l'ausiliare essere il participio si comporta come un aggettivo con 4 terminazioni (-o, -a, -i, -e).

ESSERE O AVERE?

- L’ausiliare avere si usa con i verbi transitivi, ossia con quei verbi che rispondono alle domande: chi? che cosa?  
Qualche esempio: 
Ho mangiato (cosa?) una mela. 
Abbiamo incontrato (chi?) Lucia.

- L’ausiliare essere si usa con quasi tutti i verbi intransitivi, ossia con i verbi che non rispondono alla domanda: chi? che cosa? Per esempio:
sono uscito presto stamattina. E Con l’ausiliare essere il participio passato concorda con il genere (maschile-femminile) e il numero (singolare-plurale) del soggetto:

Marta è andata al mare
Luca è andato al mare
Marta e Natalia sono andate al mare
Luca e Alex sono andati al mare.

L’ausiliare essere si usa con:

i verbi di movimento: 
- Cuando se subraya no el acto material de moverse, sino la finalidad o la consecuencia de ese movimiento (la acción es un simple medio: sirve para el fin que es ir a un lugar), se usa como auxiliar essere:
 partire; uscire; entrare; tornare, andare; venire; arrivare; cadere; etc.: sono partito/-a, sono uscito/-a; sono entrato/-a; sono tornato/-a; sono venuto/-a; sono arrivato/-a; sono caduto/-a.  
 - En cambio, cuando se trata de dar relieve a la acción en sí del movimiento en su realizarse, se usa el auxiliar avere
passeggiare (ho passeggiato); camminare (ho camminato), viaggiare (ho viaggiato), guidare (ho guidato), ballare (ho ballato); nuotare (ho nuotato).
Tutti i verbi riflessivi: alzarsi; svegliarsi; lavarsi etc. (mi sono alzato/-a; ti sei svegliato/-a; mi sono lavato/-a).
i verbi di stato: essere; stare; rimanere; restare (sono stato/-a; sono rimasto/-a, sono restato/-a).
i verbi di cambiamento: diventare (=hacerse, convertirse); nascere (=nacer); morire; crescere (=crecer); ingrassare (=engordar); dimagrire (=adelgazar); invecchiare (=envejecer); ringiovanire (=rejuvenecer): (sono diventato/-a; sono nato/-a; sono morto/-a; sono ingrassato/-a; sono dimagrito/-a)...  
- i verbi impersonali: piacere; sembrare; accadere (=acontecer), succedere (=suceder), capitare (=pasar); durare (mi è piaciuto/-a, mi sono piaciuti/-e; mi è sembrato/-a, mi sono sembrati/-e; è accaduto/-a; sono accaduti/-e; è successo/-a, sono successi/-e; è capitato/-a, sono capitati/-e; è durato/-a, sono durati/-e). Nella maggior parte dei casi si usano alla 3ª persona singolare e plurale e con i pronomi indiretti.


Diciassettesima lezione ventitré febbraio duemilasedici


Lavoriamo sulla canzone 'Ma che freddo fa' (1969) di Nada.

Chi è Nada?
Nada Malanima, conosciuta da tutti semplicemente come Nada, è una cantante e scrittrice italiana. Appena quindicenne, fa il suo esordio al Festival di Sanremo del 1969 con Ma che freddo fa che diventa un successo in tutto il mondo. Dagli esordi più melodici la sua musica ha esplorato diversi generi musicali: progressive, rock, pop, ecc..Anche i testi, all'inzio disimpegnati, si sono evoluti nel corso degli anni, assumendo uno stile sempre più autoriale. 


Ma che freddo fa
È una canzone che racconta la fine di un amore, descritta da Nada come una sensazione di freddo profondo che la getta nella disperazione e le toglie la voglia di vivere.



 D'inverno il sole stanco
a letto presto se ne va
non ce la fa più
non ce la fa più
la notte adesso scende
con le sue mani fredde su di me
ma che freddo fa
ma che freddo fa
basterebbe una carezza
per un cuore di ragazza
forse allora sì - che t'amerei.

 Cos'è la vita
senza l'amore
è solo un albero
che foglie non ha più
e s'alza il vento
un vento freddo
come le foglie
le speranze butta giù
ma questa vita cos'è
se manchi tu.

Mi sento una farfalla
che sui fiori non vola più
che non vola più
che non vola più
mi son bruciata al fuoco
del tuo grande amore
che s'è spento già
ma che freddo fa
ma che freddo fa
tu ragazzo m'hai delusa
hai rubato dal mio viso
quel sorriso che non tornerà.

Cos'è la vita
senza l'amore
è solo un albero
che foglie non ha più
e s'alza il vento
un vento freddo
come le foglie
le speranze butta giù
ma questa vita cos'è
se manchi tu.

Non mi ami più
che freddo fa
cos'è la vita
se manchi tu
non mi ami più
che freddo fa.

 In questo link trovate la traduzione in spagnolo:
http://musica-italiana.blogspot.com/2011/02/machefreddofatraduccionespanolnadaletra.html


Sedicesima lezione, sedici (16) febbraio duemilasedici

Le preposizioni che indicano il posto in cui si è o si va (=el lugar en el que se está o se va) sono IN, A e DA.

REGOLA:
1) La preposizione 'IN' è usata:
- quando il posto è un continente, una nazione o una regione: Lucia è/va in Italia; noi siamo / andiamo in Toscana.

- con uno dei nomi della lista sottostante.

2) La preposizione 'A' è usata:
- quando il posto è una città: Lucia è/va a Roma; noi siamo/andiamo a Barcellona.
- con uno dei nomi della lista sottostante.

3) La preposizione 'DA' è usata:
- quando il posto è una persona: sono /vado da Carla; sono / vado dal dentista.


Vado (=voy), sto/sono (=estoy) rimango/resto (=me quedo)

IN
LA CASA
in casa
in bagno
in sala
in cucina
in giardino
in camera

LA CITTÀ
in città
in paese
in autobus
in metropolitana
in macchina
in piscina
in piazza
in negozio
in banca
in fabbrica
in strada
in ufficio
in ospedale

Con i nomi che finiscono con 'ia':
in trattoria
in birreria
in pizzeria
in macelleria
in salumeria
in panetteria
in farmacia

LA VACANZA
in vacanza
in montagna
in campagna
in barca
in discoteca
in tenda
in albergo
Vado (=voy), sto/sono (=estoy) rimango/resto (=me quedo)

A
LA CASA
a casa
a letto

PER MANGIARE
a colazione
a pranzo
a merenda
a cena
al ristorante

LA CITTÀ
al caffè
al bar
al supermercato
al mercato
a scuola
al cinema
a teatro
al parco

LA VACANZA
all'estero (=en el extranjero)
al mare
alla stazione
all'aeroporto
al porto

Vado (=voy), sto/sono (=estoy) rimango/resto (=me quedo)
DA
Con nomi che indicano le professioni:

dal dentista
dal meccanico
dal mecellaio / dalla macellaia (=carnicero/-a)
dall'avvocato
dal dottore/dalla dottoressa

Con nomi propri:
da Mario, da Anna, da Lucia....

Con nomi che indicano parentela:
dalla mamma
dai nonni
dai miei zii

Con i pronomi personali:
da me
da te
da lei
da lui
da noi
da voi
da loro






Quindicesima lezione, 9 febbraio 2016 (duemilasedici)

GRAMMATICA: I VERBI IRREGOLARI AL PRESENTE INDICIATIVO
Quali sono i principali verbi che formano il presente indicativo in modo irregolare:

a) I verbi ausiliari 'essere' (=ser) e 'avere' (=tener, haber)
io sono                      io ho
tu sei                        tu hai
lui/lei è                   lui/lei ha
noi siamo             noi abbiamo
voi siete                  voi avete
loro sono              loro hanno

b) Alcuni verbi della prima coniugazione
Andare (=ir)         Fare (=hacer)      Dare (=dar)             Stare (=estar)
io vado                 io faccio                       io do                       io sto
tu vai                    tu fai                             tu dai                     tu stai
lui/lei va              lui/lei va                     lui/lei dà                 lui /lei sta
noi andiamo       noi facciamo             noi diamo              noi stiamo
voi andate           voi fate                       voi date                  voi state
loro vanno          loro fanno                  loro danno            loro stanno

c) I verbi modali:
Potere (=poder)   Volere (=querer)      Dovere (tener que)           Sapere (=saber)
io posso                   voglio                         devo                                                  so
tu puoi                     vuoi                            devi                                                   sai
lui/lei può               vuole                          deve                                                  sa
noi possiamo          vogliamo                   dobbiamo                                     sappiamo
voi potete               volete                        dovete                                            sapete
loro possono          vogliono                    devono                                           sanno

d) Alcuni verbi si coniugano con una radice che ricorda la forma latina dell'infinito:
Dire (=decir)         Bere (=beber)                Tradurre (=traducir)
io dico                      bevo                                      traduco
tu dici                       bevi                                       traduci
lui/lei dice               beve                                      traduce
noi diciamo            beviamo                               traduciamo
voi dite                    bevete                                  traducete
loro dicono             bevono                                  traducono

e)Alcuni verbi modificano il tema attraverso un cambio di vocale, tranne che nella prima e seconda persona plurale:
Uscire (=salir)
io esco
tu esci
lui/lei esce
noi usciamo
voi uscite
loro escono

f) Altri verbi modificano la vocale tematica in un dittongo, tranne che nella prima e seconda persona plurale:
Sedere (=sentarse)                      Morire (=morir)
io siedo                                              muoio
tu siedi                                              muori
lui/lei siede                                      muori
noi sediamo                                     moriamo
voi sedete                                         morite
loro siedono                                     muoino

g) Alcuni verbi introducono una -g tra il tema e la desinenza nella prima persona del singolare e nella terza persona del plurale:
Salire (=subir)   Rimanere (=quedarse)       Valere (=valer)   Scegliere(=elegir)   
salgo                       rimango                                    valgo                          scelgo
sali                          rimani                                        vali                             scegli
sale                         rimane                                       vale                            sceglie
saliamo                  rimaniamo                              valiamo                    scegliamo
salite                      rimanete                                   valete                       scegliete
salgono                  rimangono                                valgono                   scelgono

h) Altri verbi combinano il dittongo e l'introduzione dell -g:
Venire (=venir)                Tener (=mantener, aguantar, guardar)
Vengo                                      tengo
vieni                                        tieni
viene                                       tiene
veniamo                                 teniamo
venite                                      tenete
vengono                                  tengono

Osservazioni sui verbi:
 1) andare:
- Traduce iil verbo 'ir' :
Domani vado a Roma (=mañana voy a Roma)
Il Barça quest'anno va molto bene

- Preceduto dal pronome indiretto e usato alla terza persona singolare e plurale, ha il significato di 'apetecer':
Non mi va di vedere questo film (=no me apetece ver esta peli)
Non mi va questo dolce (=no me apetece este dulce)
Non mi vanno gli spaghetti (=no me apetecen los espaguetis)
Ti va di andare a cena fuori? Sì, volentieri (=¿te apetece ir a comer fuera? Sí, con mucho gusto)
Vi va di ascolare una canzone? Sì, ci va (=¿os apetece escuchar una canción? Sí, nos apetece).

2) Differenza tra 'avere' e 'tenere'
- Il verbo 'avere' indica la nozione di possesso:
Anna ha un'appartamento grande (=Ana tiene un piso grande)
Paolo ha pochi amici (=Pablo tiene pocos amigos)
Mia figlia ha un monopattino (=mi hija tiene un monopatín)
Ho molto sonno (=tengo mucho sueño)

-Il verbo 'tenere' ha diversi significati:
a) 'tener' o 'mantener':
Non posso tenere gli occhi aperti (=no puedo mantener/tener los hojos abiertos)
Luigi tiene le mani sul volante (=Luis tiene/mantiene las manos en el volante)

b)'sujetar'
Tieni un momento questo libro (=sujeta un momento este libro)

c) 'guardar'
Dove tieni le medicine? (=¿dónde guardas los medicamentos?)
Le tengo in frigorifero (=las guardo en la nevera)

d) si usa nell'espressione 'tenere duro' (=resistir, aguantar)
Non mollare, tieni duro (=no aflojes; aguanta fuerte)


COMPITI: fare gli esercizi 1, 2, 3, 5 sui verbi irregolari (fotocopie).


Quattordicesima lezione, 2 febbraio 2016
COMPITI: cercare il significato dei verbi irregolari e decidere quali sono i verbi che si usano di più.


Tredicesima lezione,  martedì ventisei gennaio duemilasedici

Lavoriamo sulla canzone 'Vengo anch'io. No, tu no' (1968) di Enzo Janacci

Chi è Enzo Janacci?
Vincenzo Jannacci, detto Enzo (Milano, 3 giugno 1935 – Milano, 29 marzo 2013), è stato un cantautore, cabarettista e attore italiano, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra.Molte delle sue canzoni ruotano intorno al tema dell'esclusione e dell'emarginazione, anche se con uno stile leggero e divertito, a volte surreale. Alcuni testi (come Ho visto un re e lo stesso Vengo anch'io. No, tu no) sono stati scritti insieme a Dario Fo, premio nobel per la letteratura.
Curiosità: nel 1984 ha composto l'inno del Milan, squadra di cui è sempre stato un grande tifoso.

Vengo anch'io. No, tu no
La canzone esce nel 1968 e ha un grande successo. Una persona cerca di inserirsi in un gruppo (vengo anch'io) ma è rifiutata (no, tu no). L'esclusione è assoluta (la persona non può nemmeno partecipare al proprio funerale!)


Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale 
Vengo anch'io? No tu no 
Per vedere come stanno le bestie feroci 
e gridare "Aiuto aiuto è scappato il leone" 
e vedere di nascosto l'effetto che fa 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Ma Perché? Perché no 
Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera 
Vengo anch'io? No tu no 
Con la bella sottobraccio a parlare d'amore 
e scoprire che va sempre a finire che piove 
e vedere di nascosto l'effetto che fa 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Ma Perché? Perché no 
Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore 
Vengo anch'io? No tu no 
Dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano 
un bel mondo sol con l'odio ma senza l'amore 
e vedere di nascosto l'effetto che fa 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Vengo anch'io? No tu no 
Ma Perché? Perché no 
Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale 
Vengo anch'io? No tu no 
per vedere se la gente poi piange davvero 
e scoprire che per tutti è una cosa
e vedere di nascosto l'effetto che fa. 

Dal testo orignale della canzone a  causa della censura venne omessa la strofa finale:  « Si potrebbe andare tutti insieme nei mercenari
vengo anch'io? No tu no
giù nel Congo da Mobutu a farci arruolare
poi sparare contro i negri col mitragliatore
ogni testa danno un soldo per la civiltà.
Vengo anch'io ...
Si potrebbe andare tutti in Belgio nelle miniere
Vengo anch'io? No tu no
a provare che succede se scoppia il grisù
venir fuori bei cadaveri con gli ascensori
fatti su nella bandiera del tricolor »

 Dodicesima lezione, martedì diciannove gennaio duemilasedici

GRAMMATICA: L'AGGETTIVO QUALIFICATIVO (clicca sopra per saperne di più)
  • In italiano l'aggettivo concorda in genere ed in numero con il nome a cui si riferisce.
  • Se i nomi a cui un aggettivo si riferisce sono più di uno, si usa il plurale dell'aggettivo.
  • Se i nomi a cui un aggettivo si riferisce sono più di uno e di genere diverso si usa il maschile plurale.
  • Ci sono tre tipi di aggettivi che si distinguono per le terminazioni e si declinano esattamente come i nomi:
 Aggettivi con 4 terminazioni:



Singolare Plurale
Femminile Bella (=guapa/buena)
buona (=buena)
brava (=buena)
Belle
buone
brave
Maschile Bello
buono
bravo
Belli
buoni
bravi
Esempi: 
Femminile singolare: la mia amica italiana è bella, buona e brava
Femminile plurale: le mie amiche italiane sono belle, buone e brave
Maschile singolare: il mio amico italiano è bello, buono, e bravo
Maschile plurale: i miei amici italiani sono belli, buoni e bravi


Aggettivi con 2 terminazioni:



Singolare Plurale
Femminile Intelligente
affascinante   
Intelligenti
affascinanti  
Maschile Intelligente
affascinante
Intelligenti
affascinanti
Esempi:
Femminile singolare: la mia amica italiana è intelligente e affascinante
Femminile plurale: le mie amiche italiane sono intelligenti e affascinanti
Maschile singolare: il mio amico italiano è intelligente e affascinante
Maschile plurale: i miei amici italiani sono intelligenti e affascinanti

 Aggettivi con 3 terminazioni:


Singolare
Plurale
Femminile e Maschile
Maschile
Femminile
Egoista Egoisti Egoiste
Pessimista Pessimisti Pessimiste
Menefreghista (=pasota) Menefreghisti Menefreghiste
Esempi:
Femminile singolare: la mia vicina di casa è egoista
Femminile plurale: le mie vicine di casa sono egoiste
Maschile singolare: il mio vicino di casa è maschilista (=machista)
Maschile plurale: i miei vicini di casa sono maschilisti 



Alcuni aggettivi visti a lezione
meticoloso / ordinato

disordinato / disorganizzato
Magra (=delgada) snella (=esbelta) Grassa (=gorda)
Deciso, risoluto

indeciso
tranquillo, calmo nervoso
silenzioso, taciturno Loquace (=locuaz) / Logorroico
Aperto, introverso (=intorvertido) Chiuso, Estrovers0 (=extrovertido)
Amabile, simpatica Antipatica, scortese
Attivo, dinamico Pigr0 (=perezoso)
arrendevole , accondiscendente intraprendente (=emprendedor)
bravo (=bueno) incapace (=incapaz)
buono (=bueno)
cattivo (=malo)
bello (=guapo, bonito, bueno)

brutto (=feo,malo)


Compiti: scrivere un breve tema sulla propria personalità (come nell'esempio) o su quella di una persona che conoscete:

Non sono molto alta, ma nemmeno (=pero ni siquiera) bassa. Sono di statura media. Ho i capelli brizzolati (=canoso), lisci e lunghi (=lisos y largos. Non sono grassa, né (=ni) magra, diciamo che sono robusta. Ho gli occhi marroni, un naso lungo e un po' aquilino (=aguileño), e la mia bocca non è carnosa. Com'è il mio carattere? Sono una persona molto curiosa, socievole, ottimista e appassionata. Non sono di certo una persona tranquilla, anzi (=al contrario), sono una persona attiva e dinamica. Amo nuotare e mi piace cucinare. I miei difetti? Sono paurosa (miedosa), nervosa e mi fido troppo degli altri (=confio demasiado en los otros).

Undicesima lezione, dodici gennaio duemilasedici

GRAMMATICA: I VERBI MODALI

I verbi potere (=poder), dovere (=tener que) e volere (=querer) sono considerati verbi modali o servili perché servono all’infinito che di solito li segue aggiungendo un’idea di possibilità, volontà, obbligo o necessità. Anche il verbo sapere (=saber) quando esprime una capacità ha valore di verbo modale. Questi verbi hanno la caratteristica di essere seguiti da un verbo all’infinito.

Possono essere usati autonomamente, per esempio: voglio un gelato (=quiero un helado); non ne posso più (=no puedo más); mi devi un favore (=me debes un favor).


 POTERE (=poder)
Vediamo come si coniuga il presente indicativo di potere:
io posso
tu puoi
lui / lei può
noi possiamo
voi potete
loro possono

- Il verbo potere indica un’idea di possibilità ed è seguito da un verbo all’infinito:

Possiamo mangiare fuori stasera (=podemos comer fuera esta noche)

- Si può usare per chiedere qualcosa in modo gentile (=pedir algo de manera cortés):
Posso avere un bicchiere d’acqua per favore?(=¿me podría dar un vaso de agua, por favor'9
Puoi aiutarmi ad apparecchiare?(=¿puedes ayudarme a preparar la mesa?)

Possiamo usare potere quando vogliamo chiedere il permesso (=pedir el permiso):
Posso usare la tua macchina stasera? (=¿puedo utilizar tu coche esta noche?)
Posso offrirti qualcosa da bere? (=¿puedo ofrecerte algo de beber?)

 VOLERE (=querer)
Vediamo la coniugazione del presente indicativo:
io voglio
tu vuoi
lui / lei vuole
noi vogliamo
voi volete
loro vogliono
 Il verbo volere può essere usato autonomamente: voglio un caffè; volete un caffè?.
Oppure può essere seguito da un verbo all’infinito esprimendo un’idea di volontà.
Si può usare per esprimere un desiderio (=para expresar un deseo):
Voglio andare in vacanza! (=quiero ir de vacaciones!)
Vogliamo vivere su un’isola (=queremos vivir en una isla).
Non voglio vederti mai più! (=no quiero verte nunca más).

DOVERE (=tener que)
Ecco il presente indicativo:
io devo
tu devi
lui / lei deve
noi dobbiamo
voi dovete
loro devono

-Il verbo dovere si può usare in modo autonomo con il significato di essere debitore (=ser deudor):
Ti devo un caffè! (=te debo un café)
Luca mi deve dei soldi. (=Luca me debe dinero)

- Può essere seguito da un verbo all’infinito e esprime una necessità (=expresa una necesidad).
Dobbiamo andare dal dottore (=tenemos que ir al médico)
Devo fare la spesa (=tengo que hacer la compra)

- Può esprimere un obbligo (=puede expresar una obligación):
Devi rispettare le leggi (=tienes que respectar las leyes).
Non dovete bere alcolici quando guidate (=no tenéis que beber alcohol cuando conduzcáis).


- Il verbo dovere si può usare per dare consigli o suggerimenti:
Se vuoi dimagrire devi fare ginnastica (=si quieres adelgazar, tienes que hacer gimnasia)
Se ti piacciono le commedie devi assolutamente vedere questo film (=si te gustan las comedias, tienes que ver esta peĺícula)

SAPERE (=saber)
Anche il verbo sapere può avere un valore modale nel significato di "essere capace di".
io so
tu
sai
lui / lei sa
noi sappiamo
voi sapete
loro sanno
 Il verbo sapere può essere usato in modo autonomo con il significato di conoscere:
so l’italiano molto bene; sapete l’ora?


- Seguito da infinito assume il significato di "essere capace di":
Marta e Fatima sanno cucinare molto bene (=saben cocinar muy bien).
Marco non sa nuotare (=Marco no sabe nadar)


Decima lezione, primo dicembre 2015

UN PO' DI GEOGRAFIA:

Siccome (=como que) l'Italia non è solo Roma, Firenze, Venezia e Milano, ecco qui una cartina dell'Italia (=un mapa de Italia, clicca sopra). Inoltre (=además) vi propongo qualche gioco (clicca sopra) che vi permetterà di controllare le vostre conoscenze sulle diverse regioni italiane (clicca sopra). Se volete avere più informazione su questo argomento, raccontata in un modo semplice e divertente, vi invito a muovervi liberamente su e giù per l'Italia.
Per finire, una domanda: sareste in grado di segnare sulla cartina i capoluoghi di ogni regione (=las capitales de comunidad autónoma)? Provateci (=intentadlo) andando a questo sito e... buon divertimento!

Nona lezione, 25 novembre 2015

Lessico: chiedere l'ora (=pedir la hora)
- Che ore sono?  
- Che ora è?      
                             Sono le sette e mezza/mezzo
                             Sono le tre e cinque
                             Sono le quattro e un quarto
                             Sono le sette meno venti
                             Sono le otto meno un quarto
                             Sono le sette e tre quarti
                             È mezzogiorno
                              È mezzogiorno e mezza/mezzo
                             È l'una
                             È mezzanotte


Le preposizioni che si usano sono:
  • a
    - A che ora apre la banca?  Alle 8 (=a las 8)

  • dalle....alle... (=de las....a las...) / dalle ....fino alle...(=de las.....hasta las....):
    - la colazione è dalle otto alle dieci / dalle otte fino alle dieci.
  • di+ parte della giornata:
    - di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte.
    O usando   l'articolo determinativo:  la mattina, il pomeriggio, la sera, la notte
RICORDATEVI (=acordaos): non si dice 'per la mattina, per la sera....ecc.

- A che ora ti svegli? (=¿a qué hora te despiertas?) Mi sveglio alle sei e mezza.            
- A che ora fai colazione (=desyunas)? Faccio colazione alle nove.
- A che ora fai pranzo? Faccio pranzo all'una e mezza.
- A che ora fai cena? Faccio cena alle nove
- A che ora vai a dormire? Vado a dormire a mezzanotte.
- A che ora apre il supermercato? Apre alle nove e un quarto di mattina e chiude (=cierra) alle 9 e un quarto della sera.
 - A che ora apre la banca di mattina? Alle otto e un quarto.
- A che ora chiude (=cierra) la farmacia di sera? Alle nove
- A che ora è aperto il museo archeologico? è aperto dalle nove di mattina alle / fino alle sette di sera, dal martedì al  / fino al sabato. La domenica è aperto dalle otto e mezza alle / fino alle sette di sera. Il lunedì è chiuso.


-

Ottava lezione, diciotto novembre 2015
GRAMMATICA: Gli avverbi di frequenza
Sempre
Di solito / solitamente/ normalmente
Spesso (= a menudo)
Qualche volta (= alguna vez) / A volte (= a veces) / ogni tanto (=de vez en cuando)
Raramente/ quasi mai
Mai

Esempi: 
il lunedì spesso vado da mio padre.
il mercoledì qualche volta faccio cena con un'amica. 
il giovedì a volte faccio colazione al bar. 
il martedì sera vado sempre a lezione d'italiano.
il sabato qualche volta faccio l'aperitivo in un ristorante italiano.
Non vado mai al teatro.

 Quante volte al giorno....? (=¿cuántas veces por  día...?)

Mi lavo i denti una volta al giorno (=me limpio los dientes una vez por día)
Vado in palestra due volte alla settimana (=voy al gimnasio dos veces por semana)
Vado al cinema tre volte al mese
Viaggio quattro volte all'anno

 Singolare:                                                           Plurale:
ogni mattina (=cada mañana)                    tutte le mattine (=todas las mañanas)
ogni pomeriggio (=cada tarde)                  tutti i pomeriggi (=todas las tardes)
ogni sera                                                            tutte le sere
ogni notte                                                         tutte le notti
ogni giorno (=cada día)                                 tutti i giorni (=todos los días)
ogni fine settimana (=cada fin de semana)       tutti i fine settimana (=todos los fines de semana)


 Settima lezione, undici novembre duemilaquindici

LESSICO:
Domande e risposte:
- Ciao Lucia, come stai?
- Bene, grazie, e tu?
- Non c'è male, grazie.

- Ciao Paolo, come va?
- Così così e tu?
- Tutto a posto/tutto o.k.


 - Ciao Luisa, come stai?
- Male, malissimo!!
- Che ti succede? (=que te pasa?)
- Ho mal di gola e mal di testa e ieri mi hanno rubato il telefonino (=tengo dolor de  garganta y mal de cabeza y ayer me robaron el móbil)

- OH, che sfiga!! mi dispiace un sacco! (=qué mala suerte! lo siento un montón)



Sesta lezione, 10 novembre duemilaquindici


GRAMMATICA: Indicativo presente dei verbi regolari della prima, seconda e terza coniugazione.
-

CANTARE
2ª 
VEDERE
3
SENTIRE
3ª (con  -isc-):
PREFERIRE
io cantovedosento preferisco
tu cantivedisentipreferisci
lui, lei, Lei cantavedesentepreferisce
noi cantiamovediamosentiamopreferiamo
voi cantatevedetesentitepreferite
loro cantanovedonosentonopreferiscono


Qui sotto, un link per fare degli esercizi sul presente indicativo:


 Quinta lezione, 3 novembre duemilaquindici
  
GRAMMATICA: IL VERBO FARE (=hacer)                                 
io faccio 
tu fai                                            
lui/lei/Lei fa                      
noi facciamo                                 
voi fate                                             
loro fanno                                       

Usiamo FARE per dire: 

La mattina (por la mañana) Il pomeriggio (por la tarde) La sera (por la noche)
faccio la doccia (me ducho)
faccio colazione (desayuno)
faccio il letto (hago la cama)
faccio le pulizie (hago la limpieza)
faccio pranzo (almuerzo)
faccio il pisolino (hago la siesta)
faccio una passeggiata (doy un paseo)
faccio merenda (meriendo)
faccio il bucato (hacer la colada)
faccio spesa (hago la compra)
faccio sport (hago deporte)
faccio l'aperitivo
faccio cena (ceno)
faccio i compiti (hago los deberes)

LESSICO: LE PAROLACCE (las palabrotas)
INSULTI:
  - Stupido / cretino (tonto): persona che non capisce. Non molto pesante e si può usare anche in modo scherzoso (no es muy fuerte y se puede decir en  broma)
- Deficiente: persona che non capisce. Poco più pesante di stupido, si può usare in modo scherzoso.
- Imbecille/Coglione (imbécil): persona che non capisce e provoca problemi. Più pesante di deficiente.
  - Rompiballe / Rompicoglioni (tocapelotas): persona che dà fastidio. Pesante ma si può usare in modo scherzoso.  
- Leccaculo / lecchino (pelota, lameculos): persona che si mostra servile rispetto ad un’altra. Non molto pesante, si può usare in modo scherzoso.
- Testa di cazzo: (capullo) persona cattiva (mala persona). Pesante.
- Stronzo / pezzo di merda: (cabrón) persona cattiva. Pesante ma si può usare anche in modo scherzoso.
ESCLAMAZIONI VOLGARI:

- Cazzo (polla): che cazzo vuoi? (que coño quieres?) Non ho capito un cazzo! (no entiendo una mierda), che cazzo (coño!)
- Vaffanculo / vai a cagare (vete a la mierda) : esprime dissenso. Volgare, ma si può usare in modo scherzoso.
- porca puttana! (joder!) 

- che palle! (que coñazo)
- che bordello! (que lio)
- che casino! (que follón)
 


 COMPITI: FARE GLI ESERCIZI 3, 4, 5 A PAGINA 14 DELLE FOTOCOPIE.


Quarta lezione, martedì ventisette ottobre duemilaquindici 

LESSICO: i giorni della settimana (=los días de la semana)
il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato, la domenica e il fine settimana / il weekend

                    CHE GIORNO È OGGI? (¿qué día es hoy?)
OGGI  (hoy) è martedì
DOMANI (mañana) è mercoledì
DOPO DOMANI (pasado mañana) è giovedì
IERI (ayer) era lunedì
L'ALTRO IERI (anteayer) era domenica



GRAMMATICA: c'è / ci sono ( hay   o está - están).
        
C'è + nome singolare:

C'è un libro sul tavolo (=hay un libro en la mesa).
C'è molto rumore (hay mucho ruido)

A Barcellona c'è il mare, c'è la Sagrada Familia, c'è il porto...(en Barcelona está el mar, está la Sagrada Familia, está el puerto..)

-Pronto, c'è Paolo?  (=Hola, está Paolo)?
+No, non c'è, è uscito (No, no está, ha salido)

Ci sono + nome plurale:

- ci sono due libri sul tavolo (=hay dos libros en la mesa)

- A Barcellona ci sono molti ristoranti, ci sono molti turisti, molte macchine, molte moto, pochi bagni pubblici, poche pasticcerie, molti musei (= en Barcelona hay muchos restaurantes, muchos turistas, muchos coches, muchas motos, pocos lavabos públicos, pocas pastelerias, muchos museos).

- Pronto, ci sono Paola e Teresa?  (=están Paola y Teresa?)
+No, non ci sono, sono uscite (no, no están, han salido)

GRAMMATICA: AGGETTIVI INDEFINITI

POCO (poco), MOLTO (mucho), TROPPO (demasiado).




Singolare Plurale
Femminile Poca Poche
Maschile Poco Pochi
Femminile Molta Molte
Maschile Molto Molti
Femminile Troppa Troppe
Maschile Troppo Troppi
A Barcellona ci sono molti ristoranti e molti bar ('bar' è un nome invariabile)
A Barcellona ci sono troppi turisti ( hay demasiados turistas).
A Barcellona ci sono poche chiese (hay pocas iglesias).

I VERBI PIÙ USATI: FARE E ANDARE (da imparare a memoria /hay que aprenderlos de memoria)

 fare (=hacer)                                 andare (=ir)  
io faccio                                             io vado
tu fai                                                   tu vai
lui/lei/Lei fa                       lui/ lei/Lei va
noi facciamo                                   noi andiamo
voi fate                                              voi andate
loro fanno                                        loro vanno



     Io vado a........                      io vado in........                                 io vado da...
 - a lezione (a classe)
 - al lavoro                              - in palestra (al gimnasio)              -dal dottore
 - al cinema                            - in piscina                                            - dall'avvocato
 - a scuola                                - in banca (al banco)                        
- all'università                      - in pizzeria                                                                        
- al teatro                                 - in città (a la ciudad)
 - a dormire 
-al mare

Si quieres saber más sobre las preposiciones, clica aquí: a, in da
               


COMPITI (DEBERES): FARE GLI ESERCIZI 1, 2 E 3 A PAGINA 13 DELLE FOTOCOPIE.



Terza lezione, martedì venti ottobre duemilaquindici

GRAMMATICA: 
Oggi abbiamo imparato a dire come ci sentiamo e quello che possediamo (=hoy aprendimos a decir cómo nos sentimos y lo que tenemos).

Il verbo 'ESSERE' traduce  'ser/estar' spagnolo.

io sono 
tu sei
lei è (=ella es)
lui è (=él es)
Lei è (=ustes es)
noi siamo (=nosotras/nosotros somos)
voi siete (=vosotras/os sois)
loro  sono (=ellas/ellos son)



 Essere+un aggettivo che indica uno stato d'animo

Sei felice (=estás feliz)?No, oggi sono un po' triste (=hoy estoy un poco triste)
Sei contenta/-o? Sí, soprattutto sono contenta/-o quando vado a nuotare (=Sí, estoy contenta sobretodo cuando voy a nadar)
Sei arrabbiata/-o (=estás enfada-o/)? Sí, sono arrabbiatissima/-o con il mio vicino di casa.
Sei stanca/-o (=estás cansada/-o)?  Sí, sono a pezzi (estoy hecha/o polvo).
Sei affamata/-o (=estás hambrienta/-oes)? Sí, ho molta fame (=tengo mucha hambre)
Sei raffreddata/-o? (=estás rensfriada/=o)?


Il verbo 'AVERE' traduce 'haber/tener' spagnolo


Avere+sostantivo

Hai sete? (=tienes sed) Sí, sono assetata/-o (=estoy sedienta)
Hai fame? (=tienes hambre) Sí, sono affamata/-o (=estoy hambrienta)
Hai sonno? (=tienes sueño) Sí, sono stanchissima/-o (=estoy cansadisima)
Hai paura? (=tienes miedo) Sí, ho paura dei ragni (=tengo miedo de las arañas)
Hai figli (=tienes hijos)? No, non ho figli (no tengo hijos)
Hai una macchina (=tienes un coche)? No, ho una bicicletta
Hai dei soldi (=tienes dinero)? No, sono uscita  senza portafoglio (=No, he salido sin monedero).
Hai fretta? (=tienes prisa)   Sí, sono in ritardo (=llego tarde)
Hai il raffreddore (=has cogido un rensfriado)?  Sí, raffreddore e tosse!
Hai voglia di un caffè? (=tienes ganas de un café)? No, preferisco una birra (=prefiero una cerveza).



Seconda lezione, martedì tredici ottobre duemilaquindici

GRAMMATICA: Il verbo PIACERE (=gustar)
Como per il verbo spagnolo 'gustar' o il catalano 'agradar', il verbo italiano piacere si usa maggiormente alla terza persona singolare e plurale, preceduto da un pronome indiretto e seguito da un nome o un infinito.

- Pronome indiretto + piace + nome singolare / infinito

- Mi piace il gelato (=me gusta el helado)
- Ti piace questa piazza? (=¿te gusta esta pizza?)
- Mi piace cucinare (=me gusta cocinar)



- Pronombre indiretto + piacciono + nome plurale

Mi piacciono le tagliatelle (=me gustan los tallarines)
Ti piacciono i gelati italiani (=te gustan los helados italianos)



Completa con mi piace / mi piacciono:

Quale cibo ti piace? (=¿qué comida te gusta?)

1-.......  ......................... i biscotti, e a te? Anche a me (=a mí también)
2- Non .....  ........................... il caffè e a te? Neanche a me (=a mí tampoco)
3- ..... .......................... il pesce e a te? Preferisco la carne
4- .... ........................... il prosciutto crudo.
5- ..... ........................ le uova.
6- ..... ........................ il latte.
7- ...... ......................... tutti i formaggi.




Grammatica: I SOSTANTIVI 

La maggioranza dei sostantivi (=la mayoría de los sutantivos) in italiano è costituita da nomi maschili che terminano al singolare con -o e da nomi femminili che terminano al singolare con -a.


Singolare Plurale
Maschile: nomi in -o il ragazzo i ragazzi


il bambino i bambini


il libro i libri
Femminile: nomi in -a la ragazza le ragazze


la bambina le bambine


la donna le donne



Una minoranza di sostantivi (=una minoría de sustantivos) ha invece la terminazione in -e, e possono essere maschili o femminili:




Singolare Plurale
Maschile: nomi in -e il cameriere i camerieri


il ristorante i ristoranti


il fiore (=flor)
i fiori
Femminile: nomi in -e la madre le madri


la chiave le chiavi


la stazione le stazioni



GRAMMATICA: GLI ARTICOLI DETERMINATIVI

FemminileSingolarePlurale
Davanti a consonante
la / le
la donna
la ragazza
Le donne
le ragazze
Davanti a vocale
 l' / le
L'amica
l'idea
l'isola
l'università
Le amiche
le idee
le isole
le università


Maschile Singolare Plurale
Davanti a consonante
il / i
il ragazzo
il bambino
il libro
i ragazzi
i bambini
i libri
Davanti a vocale
l' / lo
l'amico
l' uomo
l'albero (=arbol)
gli amici
gli uomini
gli alberi
Davanti a s+consonante
lo / gli
lo studente
lo stadio
lo smalto
lo spazzolino (=zepillo)
gli studenti
gli strumenti
gli smalti
gli spazzolini
Davanti a z
lo / gli
lo zaino (=mochila)
lo zucchero

gli zaini
gli zuccheri
Davanti a ps
lo / gli
lo psicologo
lo psichiatra
gli psicologi
gli psichiatri
Davanti a y (ipsilon)
 lo / gli
lo yogurt
lo yoga
gli yogurt
Davanti a gn
 lo / gli
lo gnocco gli gnocchi
Davanti a x (ics)
 lo / gli
lo xilofono gli xilofoni




Prima lezione d'italiano: 6 ottobre duemilaqindici

Salve (saluto formale) 

Ciao (saluto informale)

Mi chiamo Lucia Patarca, sono italiana, di Recanati, nelle (=en las) Marche.


 QUESTA È RECANATI, LA MIA CITTÀ


E QUESTO È UN VIDEO, SEMPRE DELLA MIA CITTÀ




Abito a Barcellona, nel quartiere (=en el barrio) di Poblenou. Sono insegnante d’italiano e di cucina italiana. Ho (tengo) 43 anni e ho una figlia di 8 (otto) anni.
Mi piace molto (=me gusta mucho) nuotare (=nadar), cucinare (=cocinar), vedere film (=ver películas), suonare il pianoforte (=tocar el piano), cantare e stare con gli amici (=los amigos). Non mi piace per niente (=no me gusta nada) stirare (=planchar), lavare i piatti (=limpiar los platos) e fare la fila (=hacer cola).



2) DOMANDE E RISPOSTE (= preguntas y respuestas)
Come ti chiami?     Mi chiamo …................
Di dove sei? Sono di Barcellona.
Dove abiti /vivi? Abito/vivo a Barcellona, nel quartiere di …..................
Che lavoro fai? Sono …...............................
Quanti anni hai ? Ho …............. anni.
Qual è il tuo indirizzo? Via (=calle) / Viale (avenida) / Piazza (plaza) ….................., numero ….........
Che cosa ti piace fare nel tuo tempo libero? Mi piace passeggiare, leggere, viaggiare, riposare....
Qual è la tua mail? pataluci @(=CHIOCCIOLA) gmail.com
Qual è il tuo numero di telefonino? …......................................



3) I NUMERI
 1  uno / una  11  undici  21  ventuno
 2  due  12  dodici  22  ventidue
 3  tre  13  tredici  23  ventitré
 4  quattro  14  quattordici  24  ventiquattro
 5  cinque  15  quindici  25  venticinque
 6  sei  16  sedici  26  ventisei
 7  sette  17  diciassette  27  ventisette
 8  otto  18  diciotto  28  ventotto
 9  nove  19  diciannove  29  ventinove
 10  dieci  20  venti  30  trenta



Numeri da 40 in su
 40  quaranta  500  cinquecento
 50  cinquanta  600  seicento
 60  sessanta  700  settecento
 70  settanta  800  ottocento
 80  ottanta  900  novecento
 90  novanta  1.000  mille
 100  cento  1.500  millecinquecento
 200  duecento  2.000  duemila/tremila...
 300  trecento  10.000  diecimila
 400  quattrocento  1.000.000  un milione

4) Senti....ma perché vuoi imparare l'italiano? (=Oye...¿por qué quieres aprender italiano?)


Voglio imparare l'italiano....  (=quiero aprender italiano)
- per soddisfazione personale.
- per parlare con la mia ragazza / con il mio ragazzo / con amici /con la famiglia / con mio nipote (con mi nieto).
- per comunicare sul lavoro.
- per comprendere una cultura diversa.
- perché mi piace la lingua italiana e la sua cultura.
- per arrangiarmi quando sono in Italia (=para arreglarmela cuando estoy en Italia).



PAROLE UTILI:
Anche (=también)  
anch’io (=yo también)  
Neanche (=tampoco)
neanch'io (=yo tampoco) 
anche se (=aunque) 
in coppia (=en pareja)
 ma/però (=pero) 
adesso  (=ahora)  
allora / quindi (=entonces, pues) comunque  
dopo (=después)  
prima (=antes) 
 ancora (=todavía, aún)  
più (=más)  
meno (=menos)
mai più (=nunca más) 
bisogna (=hay que): bisogna lavorare di meno e guadagnare di più (=hay que trabajar menos y ganar más). 

 


5) I saluti
Quando si arriva: Buongiorno! / Buonasera! / Salve!
Quando si va via: Arrivederci!
'Ciao!' (=hola/ adiós) è un saluto informale, che usiamo con persone che conosciamo.
Per chiedere cortesemente: Per favore, vorrei una birra
Per ringraziare: Grazie! / Grazie mille!
Quando ci presentano una persona: Piacere
Quando non si capisce: Come, scusi, può ripetere?
Quando non si capisce il senso di una parola: Scusi, cosa vuol dire “prenotazione”?


6) L’alfabeto:
L'alfabeto italiano è composta da 21 lettere (5 vocali e 16 consonanti): 
a (a), b (bi), c (ci), d (di), e (e), f (effe), g (ge), h (acca), i (i), l (elle), m (emme), n (enne), o (o), p (pi), q (cu), r (erre), s (esse), t (ti), u (u), v (vi, vu), z (zeta).
La j (i lunga), k (cappa), w (vu doppia), x (ics), y (ipsilon) si usano solo in parole di origine straniera (jazz, kayak, week-end, whisky, xenofobo, yogurt).
Tipico dell'italiano sono le consonanti doppie come: aBBiamo (tenemos); oGGi (hoy); aNNo (año) e non ano; maCChina (coche); sigareTTa (cigarillo); maTTina (mañana), pomeriGGio (tarde), noTTe (noche) e non note (notas), tuTTo (todo); tuTTo driTTo (todo recto), capeLLi (el pelo); caPPeLLo (sombrero); aTTaCCapaNNi (perchero); caSSa (caja) e non casa (casa); roSSa (roja) e non rosa (rosa); GiovaNNi (Juan)e non giovani (jovenes).... piZZa, spagheTTi, gnoCChi, peNNe (macarrones) e non pene (penas/pene).
ATTENZIONE, NON DITE: “vorrei un piatto di pene alla puttanesca” ma: “voRRei un piaTTo di peNNe alla puTTanesca.
Pronuncia:
CIA (in spagnolo 'cha') come baciare, cominciare.
CE (in spagnolo 'che') come piacere, francese, dolce, cento.
CI (in spagnolo 'chi') come arrivederci, città, cinque, ceci, spinaci.
CIO (in spagnolo 'cho') come bacio, cioccolata.
CIU (in spagnolo 'chu') come acciuga, ciuccio.
CHE (in spagnolo 'que') come perché, forchetta, zucchero.
CHI (in spagnolo 'qui') come macchina, bicchiere, cucchiaio, zucchina.
SCIA (in catalano 'xa') come ambasciata, fascia, coscia, striscia.
SCE (in catalano 'xe') come pesce, capisce, scegliere.
SCI (in catalano 'xi') come uscita, capisci, scimmia, sciare, sci.
SCIO (in catalano 'xo') come sciopero, sciogliere.
SCIU (in catalano 'xu') come asciugare, asciugamano, prosciutto.
GIA (in catalano 'ja') come mangiare, viaggiare, valigia.
GE (in catalano 'ge') come gente, Genova, gelato.
GI (in catalano 'gi') come gita, giro, asparagi.
GIO (in catalano'jo') formaggio, giornale, giovane.
GHE (in spagnolo 'gue') come portoghese, spaghetti.
GHI (in spagnolo 'gui') come funghi, Inghilterra, ghiaccio.
GN (in spagnolo 'ñ') come bagno, Sardegna, gnocchi, ogni.
GLI (in spagnolo 'lli') come biglietto, bagaglio, tovagliolo, tovaglia
GU come lingua
QU come quanto, quinto, acqua.
Z come Firenze, colazione, zaino, piazza, palazzo.

  1. Gli interrogativi:

Che cosa significa “cibo”?
Come si va al Colosseo?
Dov’è l’albergo Roma? (Dove?)
Quanto costa il biglietto?
Quando comincia lo spettacolo?
Qual è l’orario del museo?
Quale autobus va al Duomo?
A che ora è la colazione?
Chi è la nostra guida?
Perché il treno è in ritardo?


ESERCIZIO:
1) Che cosa ...                        a) ….parte l'aereo?
2) Come...                               b)…..apre il museo?
3) Vorrei...                              c)...treno va a Napoli?
4) Dove...                                d)….mi consiglia del menù?
5) Quanto...                            e)….un bancomat qui vicino?
6) Quando...                           f)….non arriva il treno?
7) A che ora...                        g)...parlare più piano?
8) Quale...                              h)...un caffè e un cornetto.
9) Perché...                             i)...si prende l’autobus?
10) C’è...                                 l)...si convalida il biglietto?
11) Può...                               m)...viene la visita guidata?

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